Vertebre di titanio, intervento record – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. “Vertebrectomia spinale posteriore e retroperitoneale anteriore con approccio toraco freno laparotomico”. Questa dicitura particolarmente lunga, e decisamente ostica per i profani, altro non indica che una delicatissima operazione chirurgica eseguita a Nuoro su una paziente oristanese. Un intervento eccezionale che, per la prima volta in Sardegna, ha consentito la sostituzione di due vertebre, aggredite da un tumore, con una protesi in lega di titanio. L’intervento è stato eseguito una decina di giorni fa all’ospedale San Francesco: in una delle sale operatorie, la donna, di una sessantina d’anni, è stata sottoposta alla complessa procedura che ha visto all’opera le tre équipe di neurochirurga, chirurgia, vascolare e rianimazione.

«Per affrontare questa sfida, la prima nel suo genere nell’isola, abbiamo utilizzato un approccio multidisciplinare, intervenendo nel tratto di colonna vertebrale tra la cassa toracica e l’addome con una procedura complessa che si è svolta in due fasi diverse ed è durata complessivamente otto ore» spiega il neurochirurgo Maurizio Paulis, a capo dell’unità operativa del presidio nuorese, che ha operato con il suo collega, il direttore di chirurgia vascolare, Gianfranco Fadda.

«Abbiamo trattato una paziente oncologica – racconta ancora Paulis – che, per un tumore non diagnosticato, aveva riportato una frattura vertebrale spontanea».

Con la paziente dapprima stesa supina e dopo su un fianco, neurochirurghi e chirurghi vascolari hanno stabilizzato la colonna vertebrale con delle viti, asportato le vertebre attaccate dalle metastasi e, rimossa una costola, hanno proceduto a posizionare la vertebra estensibile di titanio. «Si tratta di un materiale biocompatibile e resistente – sottolinea lo specialista – che garantisce la mobilità della colonna vertebrale».

Per tutta la durata dell’intervento, che ha comportato lo spostamento degli organi interni e il loro riposizionamento, la paziente è stata sottoposta a quello che i medici chiamano “monitoraggio elettrofisiologico intraoperatorio”, una procedura che grazie agli elettrodi ha consentito di verificare e preservare la funzionalità dei nervi periferici e del midollo. Importantissimo si è rivelato il ruolo degli anestesisti rianimatori coordinati da Peppino Paffi, questo non solo nel corso della lunga seduta ma anche dopo. La paziente è stata portata in Rianimazione in una condizione di coma indotto, condizione creata artificialmente per evitare nel decorso post operatorio gli sbalzi di pressione e altri problemi cardiocircolatori e ventilatori che avrebbero potuto provocare delle emorragie e pregiudicare l’esito dell’operazione che attualmente viene eseguita in centri di eccellenza nazionali all’istituto Rizzoli di Bologna, al Galeazzi di Milano e alla casa di cura San Rossore di Pisa. Ora la donna sta bene: grazie all’asportazione delle due vertebre eviterà la chemio e la radioterapia e potrà recuperare, seppure non completamente, la funzionalità della colonna vertebrale. In ospedale, pur tra le mille difficoltà dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia, si è brindato alla riuscita della procedura chirurgica. In attesa della pubblicazione sulle riviste specializzate dell’articolo sulla “vertebroctomia spinale posteriore e retroperitoneale anteriore con approccio toraco freno laparotomico” del San Francesco.

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