Usi civici, Comuni in stallo solo Macomer ha il piano – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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MACOMER. Per adesso il Comune di Macomer è l’unico dei dieci che fanno parte del Marghine, e tra i pochi nell’isola, ad aver redatto nel 2018 il Piano di valorizzazione e recupero delle terre civiche approvato con decreto della giunta regionale sarda. «Il regolamento è pronto e lo presenteremo entro questo mese», precisa l’assessore all’Agricoltura, Mariano Cadoni. «Dopodiché saremo in grado di procedere con i bandi per l’assegnazione dei terreni del monte di Sant’Antonio da adibire a pascolo e per quelli riservati alle attività produttive che si trovano sull’altopiano di Bara». Dualchi, Bortigali, Silanus e Bolotana sono già stati accertati, come dimostra la pubblicazione sul sito istituzionale della Regione nel 2012. Differente lo stato dell’arte a Borore, Lei e Noragugume. I tre centri sono stati oggetto di ricognizione e accertamento nel biennio 2018/2019, con conseguente determinazione dirigenziale di Argea che ne ha enumerato i fogli mappali e catastali interessati al diritto d’uso civico. «Quella che riguarda Borore è una situazione complessa – spiega la sindaca, Bastiana Carboni –. Diverse zone del paese, comprese quelle che da Cresia ezza arrivano fino a Duos nuraghes e quelle che ospitano alcuni impianti sportivi come il palazzetto, sono interamente gravate dagli usi civici. Ciò significa che chi possiede un’abitazione lì non potrà venderla». Lo stesso problema si pone a Lei dove è stato difficile persino procedere con l’abbattimento delle barriere architettoniche. «Abbiamo le mani legate – fa sapere il primo cittadino – Luigi Cadau –. Esiste un vuoto normativo che non consente di traslare le aree in questione. Stando così le cose, le giovani coppie che desiderano acquistare casa non potranno farlo. Ad altri residenti le banche non concederanno il mutuo».

Tante le ripercussioni sulle comunità. I proprietari degli immobili costruiti su terreni a uso civico non avranno neppure la possibilità di accedere al bonus del 110%. «Servirebbe una sanatoria – sottolinea Bastiana Carboni –. Nel marzo del 2019 abbiamo deliberato per il trasferimento delle terre. Possediamo diverse aree che potrebbero avere una vocazione agricola, ma Argea ha imposto il blocco per via di una sentenza della Corte costituzionale che ha decretato la parziale illegittimità dell’articolo 1 della legge regionale 19 del 2 agosto 2013. Siamo intenzionati ad avviare un’interlocuzione con l’assessorato dell’Agricoltura. Di fronte a un altro no, presenteremo ricorso». A Noragugume, invece, l’iter è ancora in fase embrionale. «Un professionista si occuperà della gestione degli usi civici accertati nel 2018 – sottolinea la sindaca, Rita Zaru –. Seguiremo la prassi e organizzeremo anche degli incontri pubblici per informare la popolazione».

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