Un solo infermiere al Poliambulatorio [Guarda le Offerte della Pescheria]

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BITTI. Il Poliambulatorio di Bitti, con un bacino di utenza di 7.500 abitanti, da mesi ha solo un infermiere. Nonostante le proteste dei cittadini che già dall’estate scorsa avevano segnalato i disagi a cui erano costretti, le cose non sono cambiate. «Dobbiamo ancora sopportare lunghe attese – denunciano gli utenti – e non certo per colpa dell’operatore, chiamato a far fronte da solo a tutte le richieste che arrivano, oltre che da Bitti, dai paesi di Orune, Osidda, Lula e Onanì. L’infermiere che deve occuparsi delle cure domiciliari dei pazienti più gravi, deve garantire anche tutti i servizi che il poliambulatorio offre, come i prelievi, per esempio, che a fine mattinata vanno poi consegnati al laboratorio analisi di Nuoro. La situazione è assurda – aggiungono – l’intero lavoro ricade su questo operatore che, a seguito del pensionamento di due colleghi, si è trovato da solo ad occuparsi di mille cose».

Così, in questo momento particolare legato alla pandemia che ha scombussolato tutto il sistema sanitario, sul territorio si registrano situazioni come queste che creano malumori e disagi a centinaia di persone. «Per via del Covid – continuano i cittadini – ora siamo costretti a stare in fila fuori dal Poliambulatorio. Di fronte a una coda che non scorre mai, non tutti hanno la pazienza di aspettare. Diverse volte, infatti, abbiamo assistito a reazione furiose da parte di alcuni che, insofferenti nell’attesa del proprio turno, hanno sbottato. Possibile che all’Ats non si siano accorti che da oltre cinque mesi gli utenti di questi paesi sono rimasti con un solo operatore? Quanto dobbiamo aspettare ancora perché si possa ripristinare il personale necessario per assicurare un adeguato servizio a tutti? Non è pensabile, com’è già successo in passato, che siamo noi a dover consegnare gli esami ai laboratori di Nuoro. Il servizio del Poliambulatorio di Bitti – proseguono gli utenti – destinato a diventare una vera e propria cittadella sanitaria, era nato proprio per rispondere alle esigenze di questo territorio, e far sì che questi 7.500 abitanti, non si riversasse nelle strutture sanitarie del capoluogo barbaricino, già in grande affanno. Ci auguriamo – concludono – che l’Azienda per la tutela della salute metta mano a questa situazione e risolva i nostri problemi una volta per tutte». (k.s.)

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