«Un sogno per il riscatto sociale di un territorio» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. «Se un vecchio film della Disney cantava “I sogni son desideri di felicità”, la Sardegna dovrebbe cantare “I treni son desideri di felicità”. Perché la felicità dei luoghi passa anche dalle loro vie di comunicazione e dalla possibilità, per chi ha deciso di viverci, di essere collegato con il resto dell’isola». A parlare è Roberto Cesaraccio, presidente regionale dei Giovani imprenditori di Confindustria Sardegna. «Lo sviluppo di un territorio oggi può passare solo dalla sua capacità di essere attrattivo e, quindi, dalla sua accessibilità e dalla connessione con gli aeroporti e i porti, che rappresentano le sue uniche porte di ingresso – sottolinea in una lettera aperta a sostegno della ferrovia nuorese –. In quest’ottica, prendere la calcolatrice e fare un mero conto costi/benefici sarebbe come pensare di negare il diritto alle cure a una persona di 90 anni perché considerata troppo in là con l’età».

Secondo il presidente dei Giovani industriali sardi «la ferrovia rappresenta invece un riscatto sociale per un intero territorio che non sente solo parlare – e tanto – di spopolamento, ma che vive tale condizione tutti i giorni: tutti i giorni, infatti, un cittadino del centro Sardegna decide di andar via, perché non dispone dei servizi essenziali o perché non ha la possibilità di raggiungerli, perché vede i propri figli andar via e perché vede quelli degli altri restare, soffrire e impoverirsi».

«Certo – sottolinea ancora Cesaraccio –, non sarà solo con il miglioramento del sistema ferroviario che contrasteremo il disagio in cui si trovano le nostre aree interne; serviranno infatti ulteriori infrastrutture, come le autostrade digitali, la copertura del segnale telefonico e la disponibilità di energia a costi calmierati. Servirà soprattutto una visione di quello che questi territori devono diventare per far sì che la loro connessione con il mondo abbia un senso vero».

« Per Nuoro e per il Nuorese questa connessione è fondamentale non solo per il rapporto con gli altri poli della Sardegna, ma soprattutto per il suo valore in termini di incoraggiamento. Per far capire a chi ci vive che non è abbandonato o, semplicemente, che non è un cittadino di serie B. Senza entrare nel merito di chi siano le competenze e le responsabilità, occorre invece entrare nel merito dei diritti dei cittadini e delle imprese, pretendendo condizioni paritarie rispetto a chi vive in altre regioni».

«Come, appunto, la possibilità di spostarsi con un treno che sia degno di una terra che può – e deve – sognare un futuro da protagonista al centro del Mediterraneo e che si dovrà confrontare con le grandi regioni europee che vi si affacciano. In questo – chiude Roberto Cesaraccio –, la ferrovia può rappresentare per i sardi quel che Melquiades in “Cent’anni di solitudine” rappresentava per Macondo: una connessione con il mondo.

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