Un anno ricco di Grazia nel segno dell’Etnografico – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. «Abbiamo attraversato i mondi deleddiani con serietà, leggerezza (che non è superficialità) ed entusiasmo. Siamo stati inclusivi, mai esclusivi. Da coordinatore scientifico sento che tutto questo lascerà un segno». Dino Manca fa i conti di un anno di Grazia sotto il segno dell’Isre. E il bilancio è davvero lusinghiero, sia per l’Istituto superiore regionale etnografico che nel 2021 ha messo in piedi una serie di convegni per il 150° della nascita di Grazia Deledda, sia per lo stesso professore di Linguistica e filologia italiana e di Letteratura e filologia della Sardegna all’università di Sassari. «A dicembre si è chiuso il ciclo di convegni dell’Isre per celebrare la personalità e l’opera di Grazia Deledda – spiega Manca –. Mai si era vista una così ricca e varia serie di incontri dedicati al Nobel sardo – sottolinea ancora il docente nuorese –. La sua figura è stata affrontata con un approccio critico diversificato grazie al contributo di numerosi studiosi. Siamo partiti da Cagliari e arrivati a Nuoro passando per Sassari: tanta qualità, tanta concretezza, tantissima umanità. A corredo non sono mancati i concerti, le rappresentazioni, i momenti culturali innovativi e non convenzionali».

A Cagliari tre sessioni sono state dedicate alla produzione breve (novelle, collaborazioni ai giornali, scrittura drammatica e critica, lettere). «Il generale lavoro di analisi svolto ha consentito di acclarare non pochi fenomeni ricorrenti di indubbio interesse nella valutazione critica del suo “mestiere di scrivere” – evidenzia il coordinatore scientifico dei convegni –. Nella lievitazione della prima scrittura, quella del suo apprendistato letterario, infatti, sono emerse le suggestioni e le influenze derivanti da un’intertestualità ampia e stratificata, tutta volta ad ampliare il respiro narrativo e ad accrescere le molteplici possibilità di opzione stilistica».

La quarta sessione si è concentrata sul rapporto tra cinema e letteratura. Le nove relazioni hanno variamente affrontato le riduzioni cinematografiche e televisive dei romanzi e delle novelle. «Nel processo di adattamento dalla pagina allo schermo la narrativa deleddiana è infatti risultata essere una delle più scandagliate dal mondo della celluloide» racconta Dino Manca. Nella quinta sessione il discorso critico si è animato attraverso le voci delle scrittrici e degli scrittori. «Il dibattito ha preso abbrivo da una semplice domanda: quale eredità ci ha lasciato la Deledda?».

Curato (tra le altre cose) delle prime edizioni critiche delle opere di Grazia Deledda (“Il ritorno del figlio”, “L’edera”, “Cosima”, “Elias Portolu” e “Annalena Bilsini”), nonché componente della Commissione per l’Edizione nazionale dell’Opera omnia di Grazia Deledda, Dino Manca ricorda che «dei romanzi più rappresentativi si è invece discusso nelle prime tre sessioni del convegno svoltosi a Sassari».

«A cinquanta anni dall’unificazione nazionale la Deledda ebbe il merito di traghettare il romanzo sardo nel Novecento italiano, di renderlo popolare e di successo presso il pubblico della media borghesia “continentale”. Interessanti novità sono arrivate anche da quei romanzi a lungo dimenticati e tuttavia considerati in linea con la migliore produzione letteraria novecentesca».

«Con metodo filologico si è poi affrontato il tema del conflitto dei codici, del cosa abbia significato raccontare l’Isola in italiano. Certamente le innovazioni più significative nella stagnante e anacronistica prosa d’arte tra Ottocento e Novecento in Sardegna arrivarono dalle sue opere. La Deledda, infatti, divenne la prima grande e riconosciuta interprete di una importante operazione insieme linguistica, culturale e letteraria. Con lei si realizzò quel salto di qualità nell’avvio di una profonda opera di adattamento dei modelli culturali autoctoni ai codici, ai generi, alle tipologie formali proprie di un sistema linguistico e letterario di matrice toscana. Non poteva poi mancare, sempre a Sassari, una intera sessione sulla Deledda madre, moglie, amica, donna moderna. Grazia non fu una femminista nel senso in cui questo termine si è storicamente e ideologicamente affermato. Non partecipò attivamente a quei movimenti volti a conquistare per la donna parità di diritti e in taluni casi orientati a rimarcare l’antagonismo donna-uomo. Lei concretamente agì da sola, conquistando i suoi spazi, affermandosi e aiutando le altre donne, diventando un esempio di emancipazione e autodeterminazione».

La comprensione della storia culturale sarda, «che non può essere acquisita senza un’adeguata comprensione dei linguaggi e dei codici (verbali e non) che hanno veicolato per secoli i messaggi propri di un sistema peculiare e complesso», sottolinea il filologo, ha costituito il punto di partenza della ricognizione critica delle giornate nuoresi. «Interessanti contributi – va avanti Dino Manca – sono arrivati sulla produzione letteraria in lingua italiana e sarda e sulla ricognizione ragionata dei suoi primi modelli narrativi, sui linguaggi dell’arte, relativamente al rapporto con i pittori della Secessione e del Primitivismo primonovecentesco soprattutto di ambiente romano, sull’analisi del contesto linguistico nuorese, vero sostrato del suo segno letterario, sulle tradizioni popolari e la precisione etnografica con cui la scrittrice trattò alcuni aspetti della cultura barbaricina, sulle musiche del periodo e sulle loro tracce con riferimenti al sonoro che esiste nella natura descritta (soundscape)».

Ricca di contenuti e di originali letture è stata poi la sessione dedicata alla “Deledda nel mondo”, «alle questioni delle traduzioni dei suoi romanzi affrontate non prescindendo dalla produzione, circolazione e fruizione del testo e dagli orizzonti di attesa del suo variegato pubblico europeo ed extraeuropeo. Abbastanza controverso fu, come si sa, il rapporto della Deledda con Pirandello, che conobbe e frequentò già nel primo periodo romano. Sulla storia di una inimicizia, sulla riscrittura pirandelliana del romanzo e su una Deledda manager di stessa si è parlato nell’ultima ricca sessione». Alle tante relazioni si sono poi aggiunte le conferenze spettacolo «che hanno visto la partecipazione di diversi interpreti – chiude Manca – impegnati a estrapolare e trasporre, secondo linguaggi diversi, dalle pagine dell’opera deleddiana la preziosa arte culinaria sarda. Ci sono state sessioni che hanno superato in streaming le 700 visualizzazioni».

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