Tortolì, venerdì gli esercenti in strada per protestare contro le restrizioni: “Non ci stiamo” – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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Un cambio di passo nella gestione delle restrizioni anti Covid, per tornare a lavorare e a vivere: questa la richiesta degli esercenti tortoliesi, che venerdì alle 9 si sono dati appuntamento in centro, lungo le vie dello shopping, per portare avanti una protesta pacifica.

I promotori della protesta ( Maria Grazia Tegas per i commercianti, Claudia Comida per i ristoratori, Riccardo Schirru per i baristi, Armandina Pucci per le palestre, Emiliana Cauli per parrucchiere ed estetiste e Juri Piroddi per i lavoratori dello spettacolo) chiedono a nome di tutti di poter lavorare in continuità, con regole di sicurezza sanitaria e controlli adeguati, perchè dopo più di un anno di aperture a singhiozzo la situazione non è più sostenibile né giustificabile.

«L’idea di dare vita a questa protesta pacifica è nata in seguito alla notizia che ha visto confermare il coprifuoco alle 22. Una cosa che da subito abbiamo ritenuto insostenibile, per la nostra stabilità economica ed “emotiva”. Siamo provati da oltre un anno di stravolgimenti lavorativi e personali, sentivamo la necessità di dare una risposta al malcontento comune, come attività e come cittadini. Non ci stiamo più. Non possiamo continuare ad accettare tutto in silenzio. Dopo più di un anno non è possibile essere ancora impantanati in una situazione del genere. Non è possibile che ancora ci venga chiesto se  preferiamo la salute al lavoro e viceversa. Sono due cose che non possono essere contrapposte, sono due diritti intoccabili» spiegano gli organizzatori della protesta di venerdì.

«Non è giusto che ancora ci venga chiesto di tenere le attività chiuse: abbiamo speso un sacco di soldi per adeguarle ai protocolli sanitari, sono luoghi sicuri ed è inaccettabile che si continui a puntare il dito contro le nostre categorie. Il coprifuoco oltretutto sta disorientando il mercato del turismo estero, che sta dirottando le prenotazioni verso altre mete europee. Non ci stiamo, siamo una città turistica, se perdiamo la stagione è la fine. Vogliamo riprenderci il futuro, ricominciare a programmare e sognare, anche per i nostri bambini, gli adolescenti ed i ragazzi privati per troppo tempo di scuola, sport e socialità.  Stanno pagando forse il prezzo più alto.  Ci faremo guidare dalla nostra costituzione per far arrivare il messaggio che Tortolì compatta, a tutto questo dice no» concludono gli organizzatori.

L’appuntamento è per venerdì alle 9, in corso Umberto e via Monsignor Virgilio. Per protestare pacificamente e partecipare alla catena umana degli esercenti bisognerà indossare una maglia nera, la mascherina e portare con sé un nastro colorato di un metro e mezzo. La catena umana ( tutti saranno distanziati e in fila indiana, in totale sicurezza) partirà dalla Giocheria di Corso Umberto e terminerà allo Stuzzichino di via Monsignor Virgilio. Sul petto ogni manifestante avrà un cartello con la scritta “Tortolì, noi non ci stiamo”.

Il tam tam sui social di queste categorie prosegue e tutti devono sentirsi invitati a partecipare alla protesta di venerdì.

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