Talana, scoperto focolaio di peste suina africana – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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TALANA. Tre maiali clandestini, dei centosettanta abbattuti alla fine di novembre nelle campagne di Talana nell’ambito delle azioni di contrasto alla peste suina africana disposte dall’Unità di progetto, sono risultati sieropositivi. Numeri esigui, soprattutto se rapportati agli ultimi abbattimenti che non hanno registrato casi di positività sierologica e virologica, ma bastati per decretare l’esistenza di un focolaio.

«L’ufficialità – dichiara Antonio Montisci, direttore del servizio regionale di Salute veterinaria pubblica e sicurezza alimentare – arriverà quest’oggi sulla base di quanto disposto dal regolamento europeo dell’aprile scorso, molto più restrittivo rispetto al precedente. Le nuove disposizioni prevedono che in presenza di due capi sieropositivi venga notificato il focolaio».

Questa notizia non inciderà sulla relazione degli ispettori di Bruxelles, nell’isola dal 9 al 19 novembre per un audit su quanto fatto negli ultimi anni per debellare la malattia che da 43 anni affligge il comparto suinicolo della Sardegna.

La delegazione europea, guidata dal greco Milos Junos e chiamata a stilare una relazione, ha riconosciuto che le attività svolte ultimamente in Sardegna hanno ridotto drasticamente il numero dei suini irregolari – considerati dagli esperti la cinghia di trasmissione del virus tra la popolazione selvatica e gli animali domestici – e ha ribadito come sia necessario completare le azioni per eliminare definitivamente le popolazioni residue di clandestini.

È chiaro, quindi, che la presenza di esemplari sieropositivi nel cuore della zona rossa, a cavallo tra Ogliastra e Nuorese, non può essere sottovalutata e deve indurre a tenere alta la guardia con la prosecuzione delle misure mirate all’eradicazione della peste suina africana nell’ambito di un piano antipeste che vede in campo i componenti dell’Unità di progetto, il servizio di salute veterinaria pubblica e sicurezza alimentare dell’assessorato, i veterinari che hanno combattuto la malattia sul territorio e registrato l’ultimo focolaio nel 2018 in un allevamento di Mamoiada, i ranger del Corpo forestale e le forze dell’ordine che hanno partecipato agli abbattimenti dei suini irregolari.

Il traguardo della revoca delle restrizioni commerciali sulla carne e i prodotti della filiera suinicola sembra a portata di mano, anche in virtù del fatto che l’ultimo focolaio riscontrato in un allevamento risale al 2018, ma la lotta continua e non può prescindere dal controllo e l’abbattimento del brado.

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