Superbonus 110% per alberghi e pensioni, Belluno prenota lavori per cento milioni – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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CORTINA. Superbonus 110% anche per gli alberghi. La proposta contenuta nella bozza del decreto semplificazioni, nella parte messa a punto dal ministero della Transizione ecologica, prevede l’estensione dell’ambito di applicazione del superbonus anche agli interventi effettuati su “alberghi e pensioni”. Federalberghi, che aveva fatto di questa richiesta il suo cavallo di battaglia, «è soddisfatta», come ammette il presidente Walter De Cassan. Ma quanti possono essere gli alberghi interessati?

Sono poco meno di 400 le attività alberghiere in provincia di Belluno, 300 sono associate a Federalberghi. I posti letto sono 10 mila. «Ritengo che in vista delle Olimpiadi», spiega De Cassan, «numerosi esercizi siano interessati a programmi di riqualificazione. Almeno la metà. Mentre il 90% mette in conto la manutenzione spicciola». Quale, dunque, il valore che può essere messo in campo? «L’esperienza di Cortina ci dice che una riqualificazione strutturale, in un grande albergo, può valere anche 5 o 6 milioni. La manutenzione straordinaria, invece, va sulle centinaia di migliaia di euro», sottolinea un’informatissima presidente degli Albergatori ampezzani, Roberta Alverà. «Si tenga conto, in ogni caso, che se l’ecobonus funziona come nel privato, si impongono per l’albergatore migliorie che aumenteranno la classificazione energetica di due livelli. E quindi gli interventi saranno importanti», rileva ancora Alverà. Una stima grossolana mette in conto un volume di almeno un centinaio di milioni di euro, sempreché, però, il superbonus venga semplificato nelle procedure.

«Abbiamo accolto con entusiasmo», ammette De Cassan, «la notizia dell’inserimento del superbonus per le strutture ricettive all’interno del Recovery Plan; una delle principali richieste che Federalberghi aveva inserito in un documento programmatico recapitato al Governo e oggetto di una petizione sostenuta da ben 34mila firmatari». «In attesa di vedere le norme tecniche che regoleranno la materia», continua De Cassan, «registriamo con soddisfazione anche le dichiarazioni del premier, sulla necessità di semplificare le procedure di riferimento che ad oggi, seppur non riguardando ancora le imprese, risultano particolarmente complesse. In ottica ripartenza e con l’obiettivo delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi invernali del 2026 uno dei filoni sui quali la ricettività ha necessità di agire e di investire è proprio quello di interventi finalizzati alla riqualificazione, alla sostenibilità ambientale e al risparmio energetico».

Le Olimpiadi, appunto. «Proprio nei giorni scorsi, insieme al presidente di Confcommercio Paolo Doglioni», fa sapere De Cassan, «abbiamo parlato con il presidente Paddrin e gli abbiamo inviato uno specifico documento. In sostanza sentiamo l’esigenza che la “partita olimpica” sia da subito oggetto di azioni e strategie coordinate istituzionalmente». Ma che cosa rivendica Federalberghi? Risorse e strategie per la riqualificazione dell’offerta ricettiva, infrastrutture pubbliche, viabilistiche e mobilità, politiche sull’accomodation, inclusione sociale e occupazione, gestione del marketing ed utilizzo dei loghi olimpici: queste in sostanza le richieste di Federalberghi e Confcommercio. «Così come a inizio 2019 Federalberghi e Confcommercio hanno raccolto presso gli albergatori la disponibilità di migliaia di camere per il dossier di candidatura, tanto più oggi intendono partecipare in modo attivo, propositivo e dinamico alle strategie di avvicinamento all’evento». De Cassan ammette, comunque, di essere notevolmente preoccupato per la ristrettezza dei tempi. «Bisogna correre», dice.

E per quanto riguarda la nuova stagione estiva? Negli ultimi giorni aumentano le richieste di informazione. E arriva anche qualche prenotazione, ancorché risultino più crescenti quelle addirittura per l’inverno. «Siamo molto preoccupati per alcuni aspetti», ammette De Cassan. «La limitazione della ristorazione ai soli luoghi aperti penalizza troppo la montagna; serve una deroga specifica per i territori montani. Gli esercizi ricettivi senza servizio di ristorazione si vedono ancora una volta penalizzati fino a quando la ristorazione non potrà partire al completo anche con il servizio al chiuso soprattutto per la cena; il problema va risolto» . —

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