Sulla curva della morte la parola alla Regione

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NUORO. Il 13 gennaio 2021 potrebbe segnare una svolta per mettere in sicurezza la curva della morte, ossia il tratto della Statale 129 Trasversale sarda segnato dalle croci, in particolare tra il chilometro 63+700 e il quello 64+700 in territorio di Orotelli. Il 25 dicembre 2017 in quella strada, nella curva “di Marroneddu” persero la vita i fratelli di Nuoro Francesco e Matteo Pintor, e l’onda dell’emozione e della rabbia per quella tragedia – non era la prima e non è stata l’ultima – aveva sortito due effetti. Da una parte le mille promesse sui lavori di messa in sicurezza, addirittura da fare entro l’estate successiva (2018); promesse a oggi disattese. Dall’altra, l’impegno costante di Giovanni Pintor, il fratello delle due vittime e anche lui coinvolto nell’incidente, che si batte insieme alla sua famiglia e tanti altri giovani, per creare condizioni per rendere sicura quella strada ma in generale per migliorare il sistema della viabilità nell’isola.

Il 13 gennaio è il termine entro il quale si conclude il procedimento di osservazione degli enti competenti sulla verifica di assoggettabilità alla Valutazione di impatto ambientale della rettifica plano-altimetrica di quel chilometro maledetto. La Valutazione è stata richiesta dalla Regione, e la data in cui la pratica proposta dall’Anas, competente per la strada, è stata protocollata al Servizio Via dell’assessorato regionale all’Ambiente è il 16 luglio scorso. La responsabile del procedimento è Angela Maria Mereu. In questo termine, non sono pervenuti al Servizio osservazioni dagli enti interessati, secondo quanto garantito al deputato Alberto Manca (M5S), che ha seguito l’iter accanto al movimento #AdessoBasta, il comitato sorto sotto la spinta di Giovanni Pintor e degli amici delle due giovani vittime. Il punto ora è: concluso il periodo di verifica e di rilievi, è in capo alla Giunta regionale stabilire se quell’opera debba essere assoggettata alla Via. «E francamente spero questo non avvenga, in questo modo si accelererebbero i tempi per l’avvio del cantiere», sottolinea Manca. I fondi l’Anas li ha già: nell’allegato B2 della scheda di verifica dell’assoggettabilità, il costo complessivo dell’intervento è indicato in tre milioni.

«Bisogna dire che più che un procedimento di impatto ambientale, sarebbe stato utile verificare l’impatto sociale di questa strada e della sua mancata messa in sicurezza», dice Giovanni Pintor. Con gli amici e la famiglie è il motore instancabile della richiesta di sicurezza e di trasparenza nelle procedure per l’opera. «C’è una burocrazia devastante, difficile anche capire a che punto sia il procedimento per il cittadino che voglia entrare nel sito istituzionale e verificare».

La Trasversale sarda, che parte da Orosei e arriva a Bosa è classificata funzionalmente come C1, ossia a traffico sostenuto. Stando all’Osservatorio regionale sulle infrastrutture della Sardegna, è lunga 96 chilometri e 54 metri. Non ha spartitraffico, i guard-rail sono a intermittenza. Nello studio preliminare che accompagna il progetto di rettifica, si legge: «L’opera si configura necessaria in relazione alla attuale situazione in cui si trova la SS 129, caratterizzata da una percorribilità influenzata da un andamento plano-altimetrico che non assicura sempre le opportune distanze di visuale libera, risultando potenzialmente pericolosa al fine della sicurezza stradale. L’attuale strada è infatti progettata per essere percorso a una velocità di 40 km/h e viene percorsa dai numerosi automobilisti a velocità molto più sostenute. Il tratto stradale in questione è stato oggetto negli ultimi anni di diversi incidenti tra autoveicoli alcuni dei quali, purtroppo, con effetti letali». Non c’è molto altro da aggiungere.

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