Stop a riti e Tumbarinos: Gavoi rinuncia a Sa sortilla – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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GAVOI. Gavoi ieri ha abdicato al suo Carnevale 2021. Probabilmente è la prima volta da quando si è istituzionalizzata una manifestazione che simboleggia la comunità gavoese, che il paese rinuncia al rito carnevalesco più importante. Niente folla e nessun rimbombo dei centinaia di tumbarini. Nessun raduno in piazza e ancor meno nei bar o per le strade. Zero balli e probabilmente tanta nostalgia. E se per quella l’effetto placebo sono state le decine di foto e video condivisi sui social, rimane comunque pesante la situazione economica delle attività ricettive come bar, ristoranti e pizzerie, bed and breakfast, alberghi e affittacamere che seppur in regime di zona gialla, non possono e non hanno potuto lavorare ai ritmi sperati. L’occasione rappresenta solitamente un assaggio corposo del reddito che il paese ricava grazie a tutte le manifestazioni legate al turismo. Jovia lardajola richiama una fetta di turisti amanti appunto di un rito semplice ma da vivere a pieno da protagonisti. Un evento culturale che porta reddito e innesca tutta una serie di processi virtuosi legati a una ricettività sempre più strutturata. E invece il Covid è riuscito a smontare anche le priorità comunitarie di una Gavoi che negli ultimi mesi, come tutte le comunità, ha lavorato per mettere al primo posto la salute dei propri cittadini e che ora, l’ultimo aggiornamento è della fine di gennaio, conterebbe appena una decina di positivi al virus. Così, in vista della data legata al Carnevale, è stato inevitabile per il municipio guidato da Salvatore Lai emanare una ordinanza che ponesse in chiaro al paese l’impossibilità di vivere giovedì grasso con le solite modalità chiarendo l’importanza di indossare sempre le mascherine di protezione delle vie respiratorie; obbligando i locali pubblici e aperti al pubblico, nonché in tutti gli esercizi commerciali, ad esporre all’ingresso del locale un cartello che riportasse il numero massimo di persone ammesse per le quali era possibile fare solo servizio al tavolo. Per la popolazione poi il divieto di sostare o trattenersi su marciapiedi, slarghi, piazze, scalinate ed in ogni altro spazio pubblico in gruppi superiori alle quattro persone, se non abitualmente conviventi, e quello di consumare su aree pubbliche alimenti e bevande di qualsiasi tipo e genere. In conclusione, e non poteva essere altrimenti, il divieto di manifestazioni, sfilate, feste, fiere, sagre sia all’aperto che al chiuso e qualsiasi raggruppamento di persone. È stato consentito infine l’uso delle maschere allegoriche per il periodo carnevalesco, (un sospiro di sollievo per gli irriducibili), ma con il limite di non creare alcuna forma di assembramento.

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