Sindia si sveglia in “rosso” «Giusto, ora tutti attenti» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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SINDIA. È un paese frastornato Sindia, alle prese con un focolaio pandemico che nessuno poteva immaginare. Non così repentino. Non così virulento, in una Sardegna bianca nella quale il paese del Marghine rappresenta una isolata macchia rossa. Il Covid 19 si è insinuato nelle scuole e, silente per chissà quanti giorni, ha bussato alle porte di diversi nuclei familiari sconvolgendone la tranquillità. I bambini, i più coinvolti, vettori inconsapevoli del virus, sono asintomatici. Al pari di alcuni adulti. Altri, invece, sono alla prese con febbre e dolori articolari. In tutto i positivi sono 30. Ben 50 le persone in quarantena fiduciaria. Quattro, invece, i ricoverati in ospedale. Soprattutto a loro va il pensiero di chi, sindiesi e non, scrive sui social, spesso anche dall’estero. Per fronteggiare l’emergenza il sindaco Luigi Daga ha ordinato il lockdown fino al 30 marzo: «Un provvedimento resosi necessario per i numeri in costante aumento e concordato con l’Ats, che sta operando con molta solerzia ed efficacia, allo stesso modo dell’Usca. In questa fase la cosa fondamentale è monitorare i bambini e i ragazzi in età scolare i loro contatti stretti, mentre secondo l’Ats non ha senso procedere con tamponi antigenici a tappeto, validi in fase di screening». D’accordo sull’ordinanza di chiusura Gabriele Pisanu, rappresentante di Confesercenti zonale: «Un provvedimento giusto perché il quadro sanitario lo richiedeva. Gli operatori economici costretti a chiudere ritengono doveroso fare questo ennesimo sacrificio in nome della salute pubblica ma al contempo chiedono ai cittadini di attenersi alle prescrizioni perché la serrata non risulti vana. Siamo vicini a tutti i positivi e agli operatori colpiti dal Covid». Paola Ghiaccio è titolare di una tabaccheria-edicola nel centro del paese: «Tutti volevamo la zona rossa, preoccupati e consapevoli della situazione di emergenza. Alcuni clienti sono dispiaciuti per comportamenti ritenuti poco attenti e scrupolosi che avrebbero favorito la circolazione del virus. Un fatto è certo: non dobbiamo abbassare la guardia anche quando saremo fuori da questa fase». Coordinatrice del centro di aggregazione sociale, Mariangela Cambula pone l’attenzione su un’altra questione: «Il provvedimento di chiusura era inevitabile ma pone, tra gli altri, un problema che non può essere trascurato: l’isolamento degli anziani soli, costretti a restare in casa, privi di contatti sociali e relazioni interpersonali, con tutte le conseguenze che ne derivano. Sono soggetti fragili, che in questi giorni vanno aiutati e sostenuti più che mai. Auspichiamo che chi di dovere si impegni, noi siamo pronti a fare la nostra parte».

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