Sindaci all’attacco: «Sanità in crisi nera, lottiamo insieme» [Guarda le Offerte della Pescheria]

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MACOMER. La sanità territoriale è in crisi e necessita di un’azione condivisa per invertire la rotta ed evitare che il sistema imploda del tutto. È quanto è emerso dalla videoconferenza sulla sanità nel territorio organizzata dall’associazione Carrus, coordinata dalla vicepresidente Rosanna Carboni, che ha messo a confronto amministratori locali ed operatori del settore. Di mancanza di programmazione organica hanno parlato i sindaci di Silanus, Gian Pietro Arca, e di Macomer, Antonio Succu. Il primo ha sottolineato come «i problemi della sanità, ben conosciuti da anni e mai risolti», si siano amplificati a dismisura durante la pandemia, quando si è scontrato «più volte con la burocrazia che regola il settore». La stessa che per diversi mesi ha paralizzato le mammografie a Macomer a causa del mancato adeguamento dei locali. Succu si è soffermato sulla necessità di prestazioni di base e specialistiche adeguate, fondamentali in una società in cui aumentano età media e patologie croniche e diminuiscono prevenzione e screening.

Il primo cittadino di Macomer non ha nascosto le sue preoccupazioni per le sorti del laboratorio analisi di Macomer: «Il problema non è ancora risolto, manca il responsabile e il biologo, non può ridursi a semplice punto di prelievo».

Salvatore Lai, primo cittadino di Gavoi, ha criticato le politiche che hanno privilegiato i poli di Cagliari e Sassari, a discapito delle periferie, e ha invitato i suoi colleghi a «fare fronte comune per raccogliere le richieste dei territori e interloquire con la Regione nella prospettiva di un mutamento della concezione sanitaria». La sindaca di Birori, Silvia Cadeddu, si è concentrata sul ruolo della Conferenza sanitaria di Nuoro, che presiede da tre anni, e si è detta dispiaciuta della scarsa considerazione che dell’organismo hanno molti suoi colleghi: «In questi tre anni ho avuto riscontri solo dai distretti di Macomer e Siniscola. Già nel 2017 avevamo segnalato il pericolo dello smantellamento dei servizi in funzione del contenimento delle spese. Ora se ne pagano le conseguenze». Nell’annunciare la volontà di lasciare a breve la guida della Conferenza, Silvia Cadeddu ha elencato le cose da fare o potenziare: medicina di prossimità, telemedicina, studio medico mobile, medico di base in ogni paese a prescindere dal numero dei residenti. Il farmacista di Borore Franco Cadeddu ha parlato della farmacia in termini di «presidio sanitario di congiunzione su cui investire per attività professionali più qualificanti rispetto a quelle commerciali che si vanno affermando», citando prevenzione, screening, e aiuto al corretto utilizzo dei farmaci. Tonina Deriu, per 40 anni medico di base, si è soffermata sulla mancanza di ricambio causato da pensionamenti, numero chiuso e scarsi investimenti in una sanità che «ha bisogno di una riforma strutturale, che permetta di lavorare per obiettivi, con mezzi moderni e affiancando al medico l’infermiere di continuità, in strutture territoriali idonee alle cure intermedie».

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