Seui, nel cuore dell’Ogliastra tre inediti quadri caravaggisti. La storia di questi dipinti – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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Una storia particolare si nasconde dietro la presenza di tre dipinti della metà del XVII secolo a Seui. Sono degli inediti caravaggisti aventi per soggetto San Cristoforo, San Luca ed una Scena Biblica (L’incontro o il dialogo tra due donne). La tela raffigurante San Cristoforo se non attribuibile direttamente a Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto, potrebbe essere opera di un allievo del grande maestro. Il dipinto conservato nella Pinacoteca comunale di Seui è un’eccellente copia del medesimo soggetto conservato al Museo del Prado di Madrid, quest’ultimo firmato dal Ribera e datato 1637.

Il quadro di San Luca trova riferimenti nella bottega di Francesco Fracanzano, uno dei migliori allievi dello Spagnoletto. Mentre la tela raffigurante una probabile scena di un racconto biblico tratto dalla Genesi, sembrerebbe un’opera vicina all’ambiente di Battistello Caracciolo.

L’origine dei tre dipinti realizzati con la tecnica pittorica dell’olio su tela è controversa, sicuramente si può affermare che l’area culturale di appartenenza è quella napoletana. Queste opere pittoriche così importanti e di respiro artistico internazionale, sono arrivate nel centro montano grazie ad una donazione di Luigia Mascia, fatta al Comune di Seui nel 1983. Seuese classe 1918 emigrata giovanissima a Palermo dopo la morte della madre, trova lavoro come Dama di compagnia presso la baronessa Teresa Atenasio di Montededero in Siciliano, che assisterà per più di quaranta anni. Rimase al servizio della famiglia fino alla morte nel 1990 dell’ultimo discendente della casata: il barone Giuseppe, nipote di Teresa Atenasio. Il rapporto umano e di fiducia instaurato tra la nobildonna e Luigia, fu così forte da ricevere in eredità numerosi oggetti e opere d’arte che arredavano la bellissima villa dei baroni.

Nel suo cuore non dimenticò mai il suo paese natio, e volle fare dono di queste tre tele con una dichiarazione scritta di suo pugno, datata 15 luglio 1983, all’allora Sindaco Salvatore Usai. Incaricato del trasporto delle opere a Seui un compaesano, l’allora giovane finanziere Franco Anedda, che all’epoca svolgeva servizio presso il Comando della Guardia di Finanza di Palermo. C’è a questo punto da svelare un fatto: la signora Luigia fece scegliere al compaesano stesso le opere da regalare al Comune di Seui, fra le varie da lei ereditate.

Il giovane finanziere indicò subito il San Cristoforo, in quanto caro ai seuesi a cui è dedicata un’antica chiesa campestre, e soprattutto in ricordo del padre Salvatore obriere della festa, scomparso poco tempo prima. La generosità della signora Luigia si dimostrò anche nei confronti del compaesano, regalandogli altri due dipinti. Sicuramente la tela più importante è il San Cristoforo raffigurante il Santo in primo piano a mezzo busto con un mantello scuro mantenuto con la mano destra, mentre con quella sinistra mantiene un bastone.

Sulla spalla sinistra è presente Gesù bambino, il quale poggia la mano destra sulla testa del santo e sull’altra regge il peso del Mondo. Nei primi anni del 2000 la Giunta comunale guidata da Prof. Giampaolo Desogus, si è impegnata a individuare dei finanziamenti per il restauro dei dipinti, ottenendone uno nel 2008 dalla Regione, e a seguito della pubblicazione di un bando pubblico sono stati affidati i lavori al Laboratorio di restauro Auneddu Mossa di Sassari. Proprio questi inediti caravaggisti hanno attirato in un “blitz” notturno di Vittorio Sgarbi, giunto a Seui per visitare la Pinacoteca comunale, dopo aver partecipato ad un convegno del PSd’Az a Villagrande Strisaili. Il famoso critico d’arte ne ha approfittato per visitare la Galleria comunale e il percorso museale del paese montano.  

Luigia Mascia deceduta nel 2001, sarebbe orgogliosa di come siano stati valorizzati i dipinti donati al suo paese. Chissà se un giorno la tela di San Cristoforo verrà portata alla chiesa omonima nella prima domenica di Giugno in occasione dei festeggiamenti. Un desiderio scritto dalla signora Luigia, nella sua dichiarazione del 1983, se fosse stato possibile, di portarlo in quei luogo abitato dall’antichità e ricco di leggende.

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