Scuola di pastorizia, resta il sogno – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Si era auspicato potesse nascere in Sardegna con uno sguardo speciale rivolto alle zone interne e al Nuorese, invece, a partire dai primi mesi del 2022, prenderà il via in Piemonte la prima scuola nazionale di pastorizia. La proposta per l’isola l’aveva fatta il presidente dell’Anci Sardegna Emiliano Deiana, un’idea prospettata anche al consiglio regionale alla quale, fino ad oggi, non è comunque seguita alcuna strutturazione. Al contrario, in Piemonte, procedono spediti con una vera e propria rivoluzione che ha tra gli obiettivi quello di traghettare il settore della pastorizia nel mondo accademico. Già a marzo dello scorso anno la Coldiretti di Cuneo aveva avviato un progetto pilota che con 315 ore di lezioni teoriche e pratiche e 50 ore di stage in azienda, precedeva quella che dal 2022 sarà una realtà concreta rivolta ai giovani amanti della vita agro pastorale. Un obiettivo realizzato grazie all’unità di intenti tra varie realtà con in testa l’Università di Torino.

La nuova scuola di pastorizia, che guarda soprattutto al settore ovicaprino, mentre in Piemonte la cultura pastorale riguarda storicamente quello bovino, mette i portatori di interesse sardi difronte a un paradosso dato proprio dai numeri dei capi ovini in Sardegna. Secondo gli ultimi dati registrati, infatti, sono 3.019.108 i capi ovini: la provincia di Nuoro ne detiene il maggiore numero (25,5%), seguono Sassari con il 22,8%, Oristano con il 17,6%, Cagliari con il 14,5% e le restanti province (19,6%). Il tutto si traduce in oltre 12mila allevamenti di pecore, oltre il 40% di quelli di tutta la Penisola, con una produzione di latte che sfiora i 3 milioni di quintali annui. Oltre un anno fa, la proposta di Anci Sardegna per l’istituzione dell’Università della pastorizia e delle produzioni nell’isola: «Inascoltata dalle autorità regionali e dagli enti agricoli – commenta il presidente Anci Emiliano Deiana –. Adesso apprendiamo che il Piemonte ha assunto la scuola nazionale della pastorizia: le buone idee, quando non si prendono in considerazione, vengono prese e realizzate da altre realtà territoriali più sveglie della Sardegna. L’isola aveva ed ha le carte in regola per rilanciare: abbiamo il più grande patrimonio ovicaprino del Mediterraneo, una straordinaria capacità culturale e produttiva, una ricchezza immateriale che dovremo sfruttare. La Regione si svegli – conclude – ascolti Anci Sardegna e le comunità per rilanciare un comparto fondamentale per la nostra terra, altrimenti nessuno si lamenti alla prossima ondata di protesta dei pastori e dei produttori». Per Coldiretti Nuoro-Ogliastra, che ha lottato in prima linea per il riconoscimento Unesco del Nuorese come culla di pastoralismo e transumanza, bisogna accelerare per avviare una scuola di pastorizia nell’isola. «Ci piace molto l’idea del pastore che diventa professore e che viene messo al centro di quella che sarebbe una azzeccatissima novità – commenta il direttore di Coldiretti Nuoro-Ogliastra Alessandro Serra –. Va attuato nell’immediato un percorso di valorizzazione di una storia, della nostra cultura. In primis – prosegue – la valorizzazione dell’idioma deve essere uno dei punti partenza: il nostro ha ancora un valore data la sua conservazione nel tempo e la perfezione con il quale si tramanda di padre in figlio. È chiaro che, soprattutto nella nostra provincia, la scuola di pastorizia sarebbe importante per superare antichi retaggi che ancora ci sono. Ci mettiamo a disposizione con tutte quelle che sono le nostre conoscenze e i nostri mezzi».

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