Scongiurata la chiusura del centro antiviolenza – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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MACOMER. Il Centro antiviolenza Marghine non chiuderà i battenti il prossimo 31 dicembre. Continuerà ad accogliere le richieste d’aiuto delle donne del territorio, e non solo. Merito del finanziamento di 20 mila euro stanziato dall’Unione dei Comuni. «La Regione – spiegano la presidente Silvia Cadeddu e la vice Rossana Ledda – non ha ancora stanziato i fondi da destinare ai cinque Cav isolani e, in attesa delle risorse, non potevamo rischiare di fare a meno della nostra struttura. Continueremo a batterci per mantenere quello che reputiamo un presidio essenziale. Un’eccellenza al servizio delle vittime di abusi e soprusi».

La notizia, giunta all’indomani della Giornata internazionale sull’eliminazione della violenza contro le donne, ha fatto tirare un sospiro di sollievo alle professioniste della cooperativa onlus Porta Aperta, che gestisce il Centro. «I progetti avviati e quelli futuri sono svariati. Ora le donne – sottolinea la psicologa Silvia Piredda – possono contare anche sul Reddito di libertà. Una misura ad hoc, pensata per aiutarle a raggiungere l’indipendenza economica». «L’assistenza da noi fornita, compresa quella legale – aggiunge l’assistente sociale Paola Canu – è totalmente gratuita. La privacy viene tutelata e non esiste l’obbligo di denunciare le violenze subite alle forze dell’ordine. Chi è in pericolo può affidarsi a noi, senza temere».

Ieri, causa maltempo, è stata l’Unla di Macomer a ospitare le iniziative per il 25 novembre. E così la marcia lungo le vie della città è diventata virtuale. Tra letture e narrazioni, hanno fatto bella mostra di sé i murales realizzati da artisti di tutto il mondo durante il Festival della Resilienza. «Racchiudono un significato profondo. Legato all’iconografia femminile – ha spiegato Azzurra Lochi dell’associazione ProPositivo –. Non a caso abbiamo inaugurato “Mariposas”, opera muraria collettiva simbolo della lotta alla violenza sulle donne». Il dipinto, in piazza Sant’Antonio, è stato realizzato dalle artiste Valeria Tola e Valeria Zaccheddu nell’ambito del laboratorio “Benessere e creatività”. Un progetto di ampio respiro che ha coinvolto il Cav Marghine, la cooperativa Onlus Porta Aperta, l’Aps Propositivo, il Centro servizi culturali e la libreria Emmepi. Ciascuno, in questi mesi, ha fatto la sua parte per dire no alla sopraffazione. «Educhiamo i bambini alla parità di genere. Abbattiamo gli stereotipi», questo l’appello di Roberta Balestrucci dell’Unla: «Solo così smetteremo di credere che una principessa non possa salvare il suo principe».

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