Sanità, gli industriali chiedono aiuto al prefetto – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Confindustria Sardegna centrale chiede al prefetto di Nuoro Luca Rotondi «un autorevole intervento teso a scongiurare un ulteriore e insopportabile depotenziamento dell’ospedale attuato in totale pregiudizio della garanzia delle prestazioni essenziali dovute ai cittadini». Il pessimo stato di salute della sanità nuorese, insomma, continua a tenere il territorio con il fiato sospeso. Un’emergenza che sta investendo un territorio già messo a dura prova su tanti altri versanti socio-economici. Da qui la decisione degli industriali di chiedere aiuto direttamente al rappresentante del Governo. «Con profonda preoccupazione – scrive Giovanni Bitti, presidente della Confindustria nuorese e ogliastrina –, sento la necessità di intervenire e sottoporre alla Sua attenzione lo stato di crisi in cui si trova il sistema di assistenza sanitaria del Nuorese, con particolare riferimento al nosocomio del San Francesco di Nuoro».

«Se è pur vero che evidenti criticità stiano oramai investendo da diverso tempo l’intero sistema sanitario regionale, nel nostro territorio tali problematiche hanno raggiunto un grado di allarme tale da far presagire il rischio di una paralisi totale» sottolinea Bitti. «Le recenti azioni poste in ordine alla chiusura del reparto di Chirurgia – insiste con riferimento preciso a quanto accaduto nei giorni scorsi al San Francesco –, con conseguente richiesta di invio dei pazienti presso gli altri presidi ospedalieri, rappresentano un fatto di una inaudita gravità senza precedenti, che necessitano di un intervento forte e deciso da parte delle Istituzioni. Non è più tollerabile che questa città e questo territorio e le nostre aree interne, debbano sopportare la privazione di diritti e servizi essenziali, a partire da quello fondamentale che è la salute sia come diritto del singolo ma anche interesse della collettività».

«Da imprenditori e cittadini – scrive Bitti al prefetto Rotondi – siamo molto preoccupati perché alla debolezza economica si aggiungono inevitabilmente i disagi sociali e la privazione di servizi e presidi pubblici che, anno dopo anno, subiscono un continuo processo di smantellamento. Se a queste carenze non viene trovata immediata soluzione, il destino del San Francesco appare segnato dalla chiusura di ulteriori reparti, fino alla paralisi totale. Tale inaccettabile situazione comporterebbe pesantissimi disagi, anche in termini di costi, per le comunità interessate, che si vedrebbero costrette ad affrontare diversi chilometri per raggiungere gli altri presidi ospedalieri. Senza immaginare cosa accadrebbe per le urgenze, specie nelle zone più marginali e isolate». «Nonostante tutto ci sentiamo ancora cittadini di questo Stato e come tali pretendiamo che sia quantomeno lo Stato a farsi carico della tutela del diritto alla nostra salute. Non possiamo più aspettare!».

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