Rianimazione, non solo Covid: prelievo di organi – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Nel bel mezzo di una pandemia che ha ripreso vigore, una procedura inserita tra i livelli essenziali di assistenza come il prelievo d’organi può trasformarsi un‘impresa titanica. Al San Francesco di Nuoro assediato dal virus, venerdì scorso si è compiuto uno straordinario gesto di solidarietà ma anche uno sforzo organizzativo importante. Tutto è iniziato nel momento in cui una donna di Macomer ha cessato di vivere e i suoi familiari non hanno avuto dubbi sulla donazione degli organi. Da quel momento in poi l’equipe che si occupa dei prelievi d’organo ha fatto tutti passaggi necessari perché si potesse ridare una speranza a persone gravemente malate. Le procedure, come accade in questi casi, sono state lunghe: non solo bisognava assicurarsi che la persona avesse manifestato la sua volontà, ma dopo il periodo di osservazione per l’accertamento della morte encefalica – non meno di sei ore – bisognava mantenere vitali gli organi per il trapianto. Così è andata e alla fine di una giornata impegnativa il fegato è andato al Brotzu mentre dei due reni non si è conosciuta la destinazione. «Quest’attività – spiega la rianimatrice Pierina Ticca, coordinatrice locale dei prelievi d’organo dell’ospedale di Nuoro – è tra i nostri principali compiti. Stiamo cercando di portare avanti questo tipo di assistenza in un momento difficile, che ci ha visti lavorare in prima linea contro la pandemia». Proprio quest’emergenza ha richiesto che, per diversi mesi, il personale di Anestesia e rianimazione venisse impiegato contro il Covid causando una flessione degli accertamenti di morte cerebrale. «Nel 2020 – sottolinea – abbiamo eseguito 6 accertamenti a fronte dei 15 dell’anno precedente. Nel 2021 siamo arrivati a 7». La ripresa dell’attività di accertamento è coincisa con un parziale ritorno alla normalità, caratterizzato da mille difficoltà a causa della carenza di personale. Il reparto guidato da Peppino Paffi è impegnato su tre fronti: gestire la rianimazione Covid con 12 posti letto, quella per i pazienti no Covid (altri 6 posti letto) e l’attività degli anestesisti in sala operatoria. Il tutto con appena 11 specialisti. «Stiamo affrontando un lavoro immane – dice il primario – che non sarebbe possibile senza lo spirito di sacrificio di tutta la mia squadra, dai medici agli infermieri agli ausiliari. A loro va il mio ringraziamento».

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