«Ragazzi prigionieri del web» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. In termini tecnici si chiamano Hikikomori. Nella concretezza dei fatti sono i ragazzi che col lockdown per la pandemia si sono chiusi a riccio nelle loro case e nel loro mondo virtuale. Alcuni casi sono presenti anche in città e nel territorio. Il neuropsichiatra infantile, Gesuino Piras, ha tra i pazienti i ragazzi in difficoltà post-lockdown: «Si tratta di atteggiamenti già presenti in taluni – spiega – per via di un’interazione con i compagni già molto limitata. Ora – aggiunge – alcuni di questi si sono chiusi ulteriormente, per ripiegare massicciamente sul web, dove hanno conosciuto dei coetanei e si limitano a comunicare con costoro».

Piras, nel passato responsabile del reparto di neuropsichiatria infantile del San Francesco, in questo periodo porta conoscenze e casi concreti nel lavoro di analisi sul disagio giovanile da parte del gruppo “Progetto per Nuoro”, che fa capo alla consigliera comunale Lisetta Bidoni. Molte le reazioni che ha determinato tra i minori nei giorni del Coronavirus l’imperativo di stare chiusi in casa, con la sospensione dell’attività scolastica. «Tutto questo a un certo punto è diventato insostenibile – spiega ancora Piras – tanto che nelle ultime settimane assistiamo a gruppi che irrompono sulla scena per fare capire: guardate che siamo vivi e non ce la facciamo più a rinunciare alla vita sociale».

Un effetto è la voglia di ritrovarsi in piazza o al bar, a contatto stretto, a quattr’occhi, insensibili alle stesse regole del divieto di assembramento o dell’obbligo della mascherina sulla bocca. A Nuoro uno dei tanti gruppi si è trasformato in “branco”, responsabile dell’aggressione a una famiglia, nel quartiere di Seuna, un mese fa.

La spiegazione tecnica dello psichiatra: «C’è una componente istintuale – dice – che i ragazzi non riescono a trattenere, portata all’esterno in forme anche trasgressive. Fenomeni nati prima del lockdomwn – aggiunge Piras – ma che quest’ultimo ha accentuato. Questo particolare momento sociale non ha dato una segnaletica ai ragazzi e spesso le regole sono quelle che s’improvvisano loro stessi». Il dottor Piras però evita di sottovalutare quello che è stata, anche in città e nel territorio, l’adolescenza prima della chiusura, per spiegare i fenomeni, compresi quelli violenti. «Le manifestazioni di aggressività – è la constatazione di Gesuino Piras – sono quelle che spaventano di più, ma alla loro base ci sono altre forme di disagio meno evidente. Un problema – spiega – è quello dei ragazzi più fragili sotto l’aspetto dell’integrazione scolastica». Due le proposte del professionista nuorese: «L’integrazione alla genitorialità e in particolare alle coppie giovani, dove certe volte sono deficitari i supporti culturali e anche economici. Uno sportello d’ascolto nelle scuole – è l’idea di Piras – sarebbe in grado di dare delle risposte». Sui Hikikomori, i casi dei ragazzi che, anche a Nuoro, se ne stanno appartati nella loro stanzetta, la previsione di Piras è cauta e scevra di illusioni: «Non sarà facile per loro uscirne. Anche perché spesso sono ragazzi inclini alla depressione e che avvertono il contesto sociale come pericoloso e insicuro».

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