Radioterapia d’eccellenza nei bunker dell’ospedale – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Nella Radioterapia dell’ospedale San Francesco, centro di riferimento regionale per i trattamenti radioterapici, lo scorso anno sono stati trattati 730 pazienti. 730 uomini e donne, affetti da patologie tumorali e provenienti da ogni angolo della Sardegna, che, in questi ultimi anni, si sono affidati al personale sanitario dell’ospedale per farsi curare con macchinari all’avanguardia. Sono due gli acceleratori lineari presenti nel reparto del presidio nuorese, uno di questi è strumento di alta gamma, unico nell’isola a poter eseguire trattamenti di alta specializzazione.

Con il Versa HD (high definition), macchinario inaugurato nel 2018, si possono eseguire trattamenti radioterapici tradizionali ma anche una particolare metodica, la cosiddetta procedura stereotassica, in grado di irradiare un’altissima dose di radiazioni che, grazie ad una serie di presidi tecnologici, è in grado di colpire con precisione millimetrica le cellule tumorali e risparmiare i tessuti sani.

«Il nostro obiettivo è quello di bruciare con la dose ablativa il tumore mentre organi e tessuti circostanti sono risparmiati al massimo» sottolinea la dottoressa Salvatrice Campoccia, responsabile del servizio ospedaliero che si avvale di un lavoro multidisciplinare. «In radioterapia si lavora sempre in staff con queste figure professionale: il medico radioterapista oncologo, il fisico medico, il tecnico di radiologia e l’infermiere» spiega la specialista, siciliana di Vittoria ma ormai da dieci anni nel capoluogo barbaricino. Nel reparto dalla dottoressa Campoccia attualmente prestano servizio sette oncologi radioterapisti e tre fisici sanitari, lo staff è composto complessivamente da ventidue persone che si alternano nei locali e nei due bunker, adeguatamente schermati e ospitati al piano strada dell’ospedale nuorese.

L’equipe della dottoressa Campoccia, negli ultimi mesi, non si è risparmiata: il numero dei pazienti seguiti dalle equipe è addirittura aumentato a causa del dilagare del Covid 19 sull’intero territorio nazionale.

«Nel corso della pandemia – dice a riguardo la responsabile del servizio – abbiamo avuto le nostre difficoltà ma siamo riusciti a fare in modo che a nessuno dei nostri pazienti saltasse i trattamenti». Trattamenti che variano a seconda delle esigenze terapeutiche: ci sono i cicli terapeutici che vanno da 15 a 20 sedute con una cadenza che va dal lunedì al venerdì ma anche un’unica seduta nel caso della metodica stereotassica. L’irraggiamento dura pochi minuti mentre l’iter complessivo va da un quarto d’ora a un’ora per le procedure tradizionali mentre per la stereotassi c’è bisogno di qualche minuto in più. L’utilizzo della radioterapia non si limita alla cura dei tumori perché può essere utilizzata anche come nel settore della palliazione. «I trattamenti radioterapici – fa sapere a riguardo l’oncologa – sono anche un potente analgesico in grado di ridurre il ricorso agli oppiacei dell’80 per cento, qualche volta già dopo una seduta».

Questa tipologia rappresenta una parte importante del trattamento delle patologie oncologiche: su 100 pazienti, 40 vengono curati con la radio, 49 con la chirurgia e 11 con chemioterapia. Spesso si utilizzano in associazione tra loro ma ci sono alcune patologie, come ad esempio il tumore alla prostata ,per le quali viene utilizzata esclusivamente la radioterapia.

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