Quel che resta della Zir un deserto e strade incolte – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Il parcheggio del centro commerciale di Pratosardo a metà mattina è desolatamente vuoto. In uno spazio enorme dove nelle giornate di punta non si trovava un posto ora è occupato sì e no da dieci auto. L’effetto che si ha dopo un rapido percorso all’interno del complesso è ancora più deprimente. Nei due piani sono pochissimi i negozi aperti, le saracinesche abbassate nei due bar, nel ristorante pizzeria e davanti all’ingresso della multisala, per anni vero motore di tutto il complesso commerciale con numeri davvero importanti che si andavano poi a spalmare nelle altre imprese del centro, in particolare del settore food. La zona rossa dalle maglie rigide si fa sentire tantissimo e a parte poche attività nella grande distribuzione o nell’abbigliamento, gli altri sono stati costretti a chiudere per decreto. I numeri della multisala degli anni precedenti sono un lontano ricordo. Solo nel 2019 erano stati oltre centomila gli appassionati del grande schermo ad accomodarsi nelle poltroncine rosse. Incassi e persone mancate totalmente nell’ultimo anno. «Purtroppo più che un timore appare una certezza, ovvero anche quando il covid lascerà tregua qui in pochi saranno capaci di risollevarsi», dice Manuela Zizi, direttrice della multisala di Pratosardo, sette dipendenti in cassa integrazione e mille dubbi per una ripartenza a fine maggio o a giugno.

«Noi siamo chiusi dall’8 marzo del 2020 e abbiamo riaperto per settembre e ottobre con tutte le restrizioni del caso e poi di nuovo off limits. Un peccato perché qui abbiamo davvero adottato tutte le disposizioni (distanze, ingressi contingentati, pulizie). In molti ce lo dicevano: qui si sentivano tranquilli. La situazione è difficile e così sarà ancora per molto». Il grande magazzino Coccollone affiliato Unieuro costeggia lo stradone che taglia in due la zona industriale, la crisi ha picchiato duro anche da queste parti. Per fortuna nessun licenziamento ma il regime di cassa integrazione ha interessato a turno i diciotto dipendenti dello store di prodotti informatici e tecnologici presente a Nuoro dal 1961. «Qui il covid ha continuato a picchiare su una crisi che si era sedimentata pericolosamente – spiega Peppe Mattu, responsabile della storica attività –. Si lavora in una situazione di autentico degrado delle infrastrutture davanti alle quali un Consorzio in liquidazione da dodici anni, ma da due completamente assente, non fa nulla per salvare o almeno per tentare di porre rimedio ad una situazione gravissima. L’emblema della decadenza che si sta vivendo è il palo della luce caduto in mezzo alla strada ormai tre mesi fa, ebbene è ancora lì come se niente fosse successo», aggiunge. Per lui e tanti come lui non c’è salvezza nemmeno andando via, con la fuga da un luogo che non ha niente di accogliente per chi fa impresa. «Pochi sono quelli che possono permettersi di salutare. La maggior parte ha investito e contratto mutui per sè e per i figli». Così tra un dedalo di strade tutte uguali, dall’asfalto corroso e dalle erbacce che invadono marciapiedi e spartitraffico, Pratosardo sembra ricordare la sua origine rurale più che industriale. Per trovare ordine e senso del decoro bisogna volgere lo sguardo oltre le recinzioni dell’ultima impresa arrivata. E’ la caserma dell’Esercito. Ma questa è un’altra storia.

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