Processo Puddu a Cagliari, avvocati sul piede di guerra – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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LANUSEI. La decisione del gup di Lanusei di far celebrare a Cagliari, in Corte d’assise, il processo per omicidio a carico della dottoressa Alba Veronica Puddu non è andata giù agli avvocati del foro ogliastrino. Che, per la seconda volta in pochi anni, salgono sulle barricate e parlano di “scippo” del giudice naturale ai danni del territori. «L’Ogliastra, gli avvocati non accetteranno quest’ulteriore iniziativa contro la nostra terra. Chi ha deciso in tal senso – dice Gianni Carrus, presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Lanusei – , riveda la determinazione assunta e rispetti il principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge».

Una durissima presa di posizione quella dell’avvocato Carrus, ribadita anche in un documento che non solo esprime “sconcerto e preoccupazione” ma preannuncia battaglia richiamandosi all’articolo 25 della Costituzione italiana. È già stato proclamato lo stato d’agitazione, sarà l’assemblea straordinaria degli iscritti indetta per lunedì e aperta alle istituzioni locali, ad occuparsi del caso.

«Il dibattimento davanti alla corte d’Assise, per legge, andrà celebrato nel palazzo di giustizia di Lanusei, simbolo e manifestazione materiale della presenza dello Stato in terra ogliastrina», sottolinea ancora il presidente del Coa che parla di valutazioni e decisioni unilaterali dei vertici della magistratura sarda prese “senza consultare l’avvocatura ogliastrina” e “in violazione dei principi costituzionali”. Le stesse perplessità vengono espresse dalla collega Marcella Lepori, a capo della Camera penale dell’Ogliastra. «Non capiamo la ragione di questa scelta che, lunedì subito dopo l’assemblea degli iscritti, sarà oggetto di confronto con il Consiglio dell’ordine» osserva la penalista.

La mobilitazione delle toghe ogliastrine potrebbe trasformarsi in qualcosa di più importante dello stato d’agitazione, proclamato inizialmente per le problematiche che riguardano il settore della giustizia civile e ora esteso ad una vicenda che rischia di creare una durissima contrapposizione tra magistratura e avvocatura. Le toghe ogliastrine, peraltro, non sono nuove a iniziative di questo genere: già nella primavera del 2017 si erano opposte, strenuamente ma inutilmente, al trasferimento nel capoluogo isolano del maxi processo sugli assalti ai furgoni portavalori in Sardegna e in altre località della Penisola dopo una prima udienza che si era tenuta nell’aula bunker del carcere sassarese di Bancali. In quell’occasione, l’astensione dalle udienze e un infuocato dibattito pubblico che aveva coinvolto anche gli amministratori comunali, non erano bastati a trattenere in Ogliastra il dibattimento, trasferito nel tribunale cagliaritano per questioni di sicurezza.

Ora però la situazione è notevolmente cambiata: nell’edificio di viale Marconi la sicurezza è garantita dai moderni metal detector installati proprio in seguito alla mobilitazione del territorio. Anche l’organico è al completo mentre l’aula tre, la più grande del palazzo di giustizia, non avrebbe problemi ad ospitare gli attori (non tantissimi in verità) della vicenda processuale nel pieno rispetto delle prescrizioni anti Covid 19.

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