Primo giorno di scuola, da Matteo Porru il messaggio agli studenti sardi: “Godetevi tutto, perché non torna indietro” – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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Inizia il primo giorno di scuola in Sardegna e i quasi 200mila studenti dell’Isola arrivano gli auguri del giovanissimo scrittore Matteo Porru, premio Campiello nel 2019 e ora collaboratore della Garzanti. Insomma, orgoglio e modello per i ragazzi. Un invito a far tesoro delle gioie e delle fatiche del mondo della scuola.

«Cari ragazzi, vi auguro il tasto quarantadue. Vi auguro il tasto quarantadue che fa il caffè macchiato. Vi auguro di guardare il latte che scende dall’alto, veloce, per poco. Vi auguro di farlo con il dito che già solleva lo sportellino di plastica e poi gira in senso orario la paletta nel bicchiere per mescolare lo zucchero. Vi auguro di prendere il resto dallo sportellino argentato, quei sessanta centesimi in tre pezzi da venti che entrano in tasca di fretta, perché c’è fila. Vi auguro la coda davanti al paninaro, le rosette con la cotoletta.

Vi auguro i piedi che tremano durante un orale. E di tenere i turni sempre. Vi auguro di scambiarvi gli sguardi, le idee, le paure. Vi auguro di perdere il senso del tempo, di non nascondervi, di innamorarvi e non mangiare. Vi auguro le mani tiepide vicino al termosifone. Vi auguro di avere tempo per studiare, per uscire, per perdervi e cercarvi. Vi auguro di capire, di credere, di farvi guidare. Vi auguro il male minore e il bene più grande. Di gioire per un otto, di recuperare un cinque. Vi auguro di resistere, di continuare. Vi auguro di non capirci più nulla e capire tutto subito dopo. Vi auguro nuove amicizie, nuovi segreti, nuove persone nella vostra vita. Vi auguro di cambiare il contatto del telefono, di togliere un cognome e aggiungere un cuore, o magari due. Vi auguro di chiamare, di soccorrere.

Vi auguro tutta la vita che avete. Che sia intima o condivisa. E pure quella storta, che si raddrizza solo insieme. Vi auguro di andare oltre, di osare. Di capire che la prima legge della termodinamica è che il tasto quarantadue fa il caffè più caldo dopo ogni ciclo e a volte brucia le labbra, la lingua. Vi auguro il tempo, la pazienza, la comprensione. Vi auguro che le cose più belle delle vite degli altri diventino le vostre. Vi auguro di conservare, di ricucire. Di fare tutto quello che io non ho fatto mai. Vi auguro di prendere l’iniziativa, il coraggio, il meglio di voi.

Per farla breve: godetevi tutto. Perché non torna e io, cretino, l’ho capito tardi. Non rinunciate, non risparmiatevi. Premete tutti i tasti quarantadue, fate finire il caffè, fate girare le molle nere delle macchinette, fate la fila, fate la vita. Fatela tutta».

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