«Potenziare l’hub vaccini» ma molti sindaci contrari – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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MACOMER. La linea sembra essere destinata al potenziamento del servizio. E così, l’hub di Macomer potrebbe presto diventare operativo due volte a settimana, il mercoledì e il sabato. Insomma, l’obiettivo è imprimere una significativa accelerata alla campagna vaccinale. «Bisogna cambiare passo. Dare risposte alle comunità del territorio», sottolinea il sindaco, Antonio Succu, «Grazie alle otto postazioni nel palazzetto dello sport, che potrebbero diventare 10, e allo sforzo del personale medico e infermieristico si potrebbe centrare l’obiettivo». A caldeggiare questa ipotesi sono pure altri amministratori locali. Da Gian Pietro Arca di Silanus a Silvia Cadeddu di Birori, passando per il primo cittadino di Borore. «Sono a disposizione – fa sapere Bastiana Carboni – . La nostra palestra è dotata di tutti gli spazi idonei. Allo stesso tempo, sono consapevole del fatto che non ci sia abbastanza personale medico e infermieristico. Da qui il mio assenso a concentrare gli sforzi su Macomer». A caldeggiare questa possibilità sono anche i cittadini. In particolare molti degli over e under 70 dei diversi centri del Marghine che, proprio in questi giorni, sono stati contattati dall’Ats per recarsi nel punto vaccinale di Nuoro. «Troppi i disagi legati allo spostamento – denunciano –. Alcuni si vedono costretti a pagare le spese di viaggio a trasportatori improvvisati. Altri rinunciano già in partenza. Non sarebbe più semplice – domandano – rendere più efficace e funzionale l’hub macomerese come accade in altri Distretti sanitari dell’isola?». Eppure non tutti vedono di buon grado questa soluzione. Se la scelta del capoluogo barbaricino viene additata come centralistica, lo stesso accade per la città del Marghine. Da tempo il sindaco di Dualchi, Ignazio Piras, ribadisce la sua netta contrarietà a istituire un solo polo di immunizzazione nel territorio. «Ogni paese deve avere il suo», ripete. Gli fa eco Annalisa Motzo, primo cittadino di Bolotana, convinta che questo modus operandi comporterebbe non solo un risparmio di risorse economiche ma anche umane. E mentre il dibattito tra favorevoli e contrari prosegue senza sosta, ci sono decine e decine di persone che attendono la somministrazione del siero a domicilio. «Sabato 15 maggio nella nostra città – annuncia Antonio Succu – dovremmo riuscire completare le vaccinazioni dei soggetti più fragili che non possono muoversi, grazie al supporto dei medici di famiglia e di un’equipe di infermieri. Anch’io mi metterò a disposizione». In altri centri come Borore, invece, bisognerà aspettare ancora. «Serve una maggiore programmazione. Non si può più rimandare», tuona Bastiana Carboni.

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