Polemiche in fiera a Macomer – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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MACOMER. La XIX Mostra del libro in Sardegna di Macomer “Cultura: rinascita e libertà”, inaugurata ieri e in programma fino a domenica 5 dicembre, si è aperta nel segno della polemica. L’associazione Editori sardi (presieduta da Simonetta Castia) l’ha disertata, definendo il più grande evento di promozione della lettura e dell’editoria isolana «un percorso a ritroso verso il nulla che ha toccato il punto più basso della sua storia».

Gli strali sono diretti all’amministrazione comunale del capoluogo del Marghine rea, scrive il direttivo Aes in una lettera condivisa all’unanimità, «di continuare imperterrita a imboccare una strada senza uscita. Impegnando soldi pubblici avuti senza bando, con la pretesa di agire fuori dalle regole e dal dettato normativo. L’associazione e gli editori sardi hanno come riferimento la legge regionale 22 del 1998 che disciplina anche gli interventi di promozione delle opere edite in Sardegna, espressamente rivolti al sostegno dell’editoria locale. Ebbene – prosegue la nota – nel corso dell’intera annualità abbiamo comunicato l’esigenza di ottenere una risposta in merito ai fondi regionali destinati alla Mostra del libro, anche allo scopo di evitarne l’impiego improprio che l’amministrazione civica di Macomer si appresta a fare. Infatti, dopo aver pubblicato una manifestazione di interesse poco propizia alla partecipazione della categoria, nelle modalità e nei termini, e aver ignorato il richiamo alla destinazione dei fondi e al fatto che ogni altro uso di queste preziose risorse ottenute senza bando (100mila euro) è improprio sotto il profilo amministrativo e di merito, abbiamo atteso un gesto e un intervento chiarificatore, che non è arrivato. Cosa resta oggi di questa importante iniziativa di promozione dell’editoria regionale? Niente».

L’Aes denuncia il mancato coinvolgimento degli editori. «Protagonisti negli anni passati di questo genere di manifestazioni e ormai relegati al ruolo di comparse, incapaci di comprendere la logica perversa che anima le scelte dei promotori. Il quadro appare molto chiaro, così come le informazioni sul programma effettivo dell’evento, in passato fiore all’occhiello dell’editoria isolana e ora – recita il comunicato – solo merce di scambio. Uno schiaffo in faccia alla dignità di chi opera nel settore, escluso dalle basilari e garbate forme di comune pianificazione. E così si scopre che i costi di segreteria organizzativa e gestione degli autori, che ammontano ad almeno la metà del finanziamento regionale, attribuiti a soggetti prescelti con incarico diretto, hanno come obiettivo la calendarizzazione e la gestione della partecipazione di autori prodotti non da imprese editrici isolane, disattendendo chiaramente, e alla luce del sole, le finalità della legge».

«Tutto questo – prosegue il direttivo Aes – accade mentre, ormai a fine novembre, gli editori librari sardi attendono l’attribuzione degli esigui fondi ordinari alle case editrici, molte delle quali hanno attivamente e coraggiosamente promosso la partecipazione autonoma alla trentatreesima edizione del Salone internazionale del libro di Torino. Comunichiamo pertanto di doverci muovere a tutela della categoria. Perché il caso lo richiede. Nell’auspicare il pronto intervento della Regione Sardegna – conclude l’associazione –, ci auguriamo di non assistere più a fatti del genere che ci rendono purtroppo vergognosamente unici in Italia, in un momento in cui il Governo sta promuovendo la nascita della nuova legge sul libro, senza fraintendimenti sui ruoli e sul concetto di filiera editoriale».

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