Pinna diceva «col sindaco parlo io» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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ORISTANO. “La Squadra” prima di tutto. Per l’accusa, chi ne faceva parte vinceva gli appalti di progettazione e, se qualcosa non andava nel verso giusto o qualcuno si metteva di traverso, ci pensava l’ingegnere desulese Salvatore Paolo Pinna: «Adesso parlo io col sindaco (Salvatore Casula primo cittadino di Ortueri, ndr) e gli faccio piazzare un casino a questa deficiente». In questo caso si sta riferendo all’ingegnera Laura Carta, responsabile dell’ufficio tecnico che aveva chiesto chiarimenti su un appalto di progettazione che riguardava proprio il Comune di Ortueri.

È ancora una volta il tenente dei carabinieri Giovanni Maria Seu a testimoniare in aula di fronte al collegio del tribunale di Oristano, competente per territorio nonostante i paesi coinvolti siano tutti del Nuorese e composto dai giudici Carla Altieri, Federica Fulgheri e Marco Mascia. L’ufficiale parla del sistema di presunta corruzione che sarebbe stato messo in piedi proprio da quella “Squadra”, così si chiamava inizialmente l’operazione affidata ai carabinieri della Compagnia di Tonara e al Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Oristano poi ribattezzata Sindacopoli, smantellata dopo mesi di appostamenti, intercettazioni e indagini documentali. I computer sequestrati a Salvatore Paolo Pinna sono archivi parlanti: vi si trovano ad esempio mail di inviti alle gare pubbliche prima ancora che queste venissero inoltrate ai professionisti che vi dovevano partecipare; ci sono poi documenti e curriculum di chi, quegli appalti, si sarebbe aggiudicato.

Del resto, proprio scorrendo i dialoghi intercettati, il pubblico ministero Armando Mammone punta a rendere esplicito il metodo di funzionamento del sistema. L’accusa sostiene che l’entourage di Pinna e delle ditte Essepi Engeneering e Edilogica venisse costantemente invitato dai Comuni a partecipare a quelle gare. Le amministrazioni a loro volta indicavano quattro o cinque professionisti e questi si mettevano d’accordo prima della gara sul ribasso da presentare, in modo che gli incarichi venissero affidati ora all’uno ora all’altro, purché facesse parte della “Squadra”. Chi non poteva partecipare a quella gara d’appalto perché magari era dipendete di quello stesso ente e quindi incompatibile sarebbe stato accontentato con incarichi in altri Comuni in cui non aveva impedimenti perché non vi svolgeva ruoli di ufficio.

C’è anche la politica di livello regionale che si muove dietro la Squadra. Pinna non si muoveva da solo. L’ex sindaco di Belvì Salvatore Arangino viene intercettato proprio mentre parla con l’ingegnere di un incontro con l’ex forzista Antonello Peru, oggi presidente del consiglio regionale in quota Udc. A tal proposito, la sua fidanzata, l’architetta Alessandra Piras, ricevette un incarico a Ortueri. Secondo l’accusa, dietro la manovra, c’è la mano dell’allora vicesindaco del paese Pietro Crobu che in cambio avrebbe ricevuto un incarico a Belvì, proprio grazie ad Arangino. «Alessandra Piras per Ortueri, di fatto, non lavora – spiega il tenente Giovanni Maria Seu –. Tutti gli elaborati da lei firmati sono fatti da Crobu. I due si incontrano a Macomer perché la Piras deve firmare le carte».

Nell’intercettazione la stessa Piras afferma: «Non so neanche dove sia Ortueri», il che potrebbe essere un problema visto che sta presentando un progetto per il rifacimento della pavimentazione del centro storico, ma ci pensa Salvatore Pinna al momento giusto. Si riferisce al momento in cui l’architetta andrà a discutere del progetto negli uffici comunali: «Fai finta di conoscerlo (il progetto, ndr), prendi appunti poi chiamo Crobu». E Pinna con Crobu, sempre per lo stesso progetto e contro Laura Carta: «Se fa il Pia del centro storico aperto qui arriva il mondo, serve un bando con proposta migliorativa». Solo così si sarebbe evitato che altri professionisti potessero infilarsi nelle maglie della squadra, partecipare al bando, magari vincerlo e prendere loro il compenso.

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