Peste suina al capolinea ora gli ultimi abbattimenti – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. La lotta alla peste suina africana in Sardegna, giunta – si spera – alle battute finali, si affida ad un’altra arma. Tutte le Assl isolane potranno, d’ora in poi, far affidamento su una procedura unificata per contrastare il morbo che affligge il comparto suinicolo con gravi ripercussioni economiche. La nuova procedura, che prevede adempimenti standard per tutti i territori, è stata presentata la settimana scorsa nella sala dell’ex Cisapi di Cagliari dal servizio di Sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare dell’assessorato regionale diretto da Antonio Montisci, dall’Izts e dai nuovi vertici dell’Unità di progetto, collegati in videoconferenza, alla presenza dei responsabili dei servizi veterinari delle 8 aree sociosanitaria, aree che sinora interpretavano in ordine sparso le varie disposizioni. La novità tesa a rendere omogenee l’interpretazione della norma rappresenta un ulteriore tassello da presentare in sede di audit ai funzionari dell’Unione europea. Quelli stessi funzionari che tra il 9 e il 10 novembre saranno in Sardegna per verificare lo stato dell’arte sull’eradicazione del morbo. La procedura si aggiunge non solo al lavoro preparatorio concretizzato nel faldone che contiene la relazione sui 100 quesiti pre audit ma anche agli ultimi abbattimenti dei suini clandestini avvenuti a Montes, nel cuore del territorio di Orgosolo, dopo le segnalazioni del Corpo forestale e di vigilanza ambientale.

Abbattimenti destinati a proseguire in Ogliastra, altro territorio della “zona rossa” assieme al nuorese, che dopo una pausa di due anni dovranno certificare l’unico fatto rilevante e cioè che l’eradicazione della peste suina è ormai cosa fatta. Queste azione di depopolamento sono stati chieste dalla commissaria europea per la Salute e alla sicurezza alimentare, Stella Kyriakides, che, all’inizio dell’anno aveva “punito” la Sardegna con la cosiddetta “Decisione di esecuzione 2021/123”, provvedimento che aveva lasciato l’embargo sulla carne e sui prodotti della filiera. Le attività dell’Udp, costituita nel 2015 per volere della giunta Pigliaru, e prima ancora dei servizi veterinari impegnati sul campo avevano, ridotto drasticamente il numero dei potenziali veicoli della malattia ma lo stop agli abbattimenti degli ultimi due anni non aveva, di fatto consentito di percorrere l’ultimo tratto verso il traguardo e si era portato appresso una lunga scia di polemiche.

Lo sblocco dell’export, subordinato agli abbattimenti degli ultimi di capi irregolari, considerati il vettore del virus tra la popolazione selvatica e gli animali domestici, dovrebbe ora essere a portata di mano anche perché da tre anni non si registrano focolai: l’ultimo, infatti, è stato riscontrato nel 2018 in una allevamento di Mamoiada. Serve, dunque, un ultimo sforzo nella lotta alla peste suina africana, un “affaire” che dura da decenni. Esattamente da 43 anni, da quando nel lontano 1978 si registrò il primo focolaio. Decenni di contrasto al morbo non avevano mai sortito l’effetto sperato ma finalmente, con la drastica azione dell’Udp si era intravista la luce in fondo al tunnel. Gli ultimi report, decisamente positivi perché fotografavano un territorio finalmente indenne dal virus, a febbraio non sono serviti. La strada era quella giusta ma solo ora viene percorsa sino in fondo. Con la speranza che l’Unione europea revochi l’embargo.

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