Perse un figlio nel sisma, fa lo sciopero della fame [Guarda le Offerte della Pescheria]

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NUORO. Cinque anni fa la tragedia della famiglia Sanna, travolta dal terremoto nell’Italia centrale, aveva commosso tutta la Sardegna e in particolare Nuoro, la città dalla quale Mario Sanna, oggi sessantenne, era partito alcuni decenni prima per trasferirsi ad Amatrice, in provincia di Rieti. La casa in cui il rappresentante di commercio viveva con la moglie e i tre figli erano crollata durante il terremoto e il maggiore dei ragazzi, Filippo, di 22 anni, aveva riportato traumi gravissimi. Una settimana dopo era morto in ospedale.

Un colpo durissimo per Mario Sanna che oggi si ritrova a lottare, questa volta contro la burocrazia, per affermare quello che ritiene un diritto per chi come lui ha subìto gli effetti devastanti di un sisma. Da tredici giorni, quattordici con oggi, Sanna sta facendo lo sciopero della fame. Chiede che venga modificata una norma della legge 189 del 2016, promulgata proprio per il terremoto del 24 agosto di quell’anno, laddove stabilisce una serie di agevolazioni per le persone che hanno perso la casa in cui abitavano. Il fatto è che la legge tutela solo i proprietari di case, o coloro che le avevano in usufrutto, ma trascura quanti erano in affitto, anche se da lungo tempo. Nella casa devastata dal crollo Mario Sanna e la sua famiglia abitavano da ben 18 anni. Quel giorno d’agosto, insieme con la morte di Filippo, hanno perso tutto. Ora a distanza di cinque anni, vorrebbero costruirsi una casa, nelle campagne di Rieti. «Lo facciamo a nostre spese, ma ci vengono chiesti oneri di costruzione per 42mila euro. Lo ritengo profondamente ingiusto e mi chiedo perché, se i proprietari di case o semplicemente chi ci abitava sono esentati da questo pagamento, e nel caso dei proprietari gli viene finanziata anche l’intera costruzione, la mia posizione non debba essere assimilata alla loro, quantomeno per gli oneri di costruzione».

Dopo la morte di Filippo, Mario e i suoi famigliari hanno lasciato Amatrice, né intendono tornarvi. La moglie, medico di base, ora ha i suoi pazienti a Rieti, dove abitano in una casa in affitto. «Vorremmo costruire un’abitazione sicura, antisismica, dove non rivivere minuto per minuto il dramma di cinque anni fa. Una casa costosa, dunque, proprio per le tecnologie impiegate. Chiediamo solo di non pagare una tassa, esattamente come è successo ad altri terremotati».

Ogni mattina, nella sua pagina facebook, Mario Sanna fa il punto sullo sciopero della fame che ormai lo sta provando duramente, e lancia un nuovo appello. «Un appello sinora inascoltato – dice al telefono –, a parole sono tutti con noi, ma nessuno vuole prendersi la responsabilità di concederci il permesso di costruire senza pagare quell’assurdo balzello. Io invece credo che potrebbero farlo, il Comune di Rieti, la Regione Lazio o lo stesso commissario per il terremoto Giovanni Legnini, al quale sono assegnati poteri speciali, anche quello di rimediare a un errore della legge 189». Mario Sanna lo ha detto anche al premier, un anno fa, durante la sua visita sui luoghi del terremoto. Con la moglie Stefania e indosso una maglietta con la scritta “Conte, vorremo parlare con te”, si è presentato davanti al presidente del consiglio ed è riuscito ad aver un incontro con lui, nel quale ha spiegato quella che ritiene un’assurda discriminazione. «Ci ha promesso che se ne sarebbe occupato, e che con un emendamento nell’imminente decreto Milleproroghe il problema sarebbe stato risolto. Ma non è accaduto».

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