Periti a confronto sulla marijuana sequestrata a Orgosolo – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Periti a confronto ieri in tribunale sull’accertamento tecnico disposto sulla qualità e sulla quantità di marijuana sequestrata a un giovane orgolese, Giuseppe Mesina (pronipote del famoso latitante di Orgosolo), che nel febbraio scorso era finito nei guai insieme al fratello Antonello per detenzione illegale di droga. Durante un controllo nelle loro abitazioni, i militari avevano trovato oltre 200 chili di marijuana, tra infiorescenze, rami e arbusti. Ma il Thc della cannabis custodita nel magazzino di Antonello Mesina era risultato superiore allo 0, 6%. La droga era stata sequestrata e il giovane rinchiuso a Badu’e carros. Successivamente aveva patteggiato la pena. Nella casa del fratello Giuseppe, titolare da diversi anni di un’attività agricola dedita alla coltivazione della canapa sativa, la cannabis sequestrata, era risultata in prevalenza “light”, con un alto contenuto di Cbd. Ma a seguito degli accertamenti svolti dal Ris di Cagliari, era emerso che i valori di Thc rilevati in un quantitativo di sostanza sequestrata erano risultati superiori alla soglia di legge. Ieri davanti al giudice Teresa Castagna, al pm Riccardo Belfiori e all’avvocato Marco Piredda, difensore di Giuseppe Mesina, si è tenuto il confronto tra il comandante della sezione chimica del Ris di Cagliari, Marco Palanca, e il consulente di parte, Augusto Siciliano. Posizioni contrastanti a seguito delle quali il giudice si è riservato, rinviando l’udienza per la discussione. (k.s.)

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