Per il San Camillo marcia di 16 comuni – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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SORGONO. Ben 16 comunità in marcia verso Sorgono, unite in tre cortei aperti dalle ambulanze di tutti i paesi coinvolti, che sono confluiti davanti al grande malato del territorio: l’ospedale di Sorgono. Una mobilitazione nata senza colori e senza bandiere, per iniziativa di un comitato spontaneo, Sos sanità Barbagia Mandrolisai, che ieri ha messo le prime pietre per la costruzione di una forma di protesta permanente. L’ospedale di Sorgono nel tempo è stato smembrato, degradato, e ridotto a semplice sportello di smistamento per destinazioni periferiche rispetto a un territorio che invece, nella geografia sarda, è centrale e soffre proprio per quella geografia fisica che rende lontana ogni possibile destinazione ospedaliera. Così ieri a Sorgono non è emerso solo il dolore per un ospedale che ha perso la sua efficacia territoriale, ma la volontà di un intero territorio a ribadire di voler restare, con i servizi che sono dovuti a tutti i cittadini della Sardegna. «È stata una manifestazione partecipata e veramente sentita – spiega Pina Cui, attivista di Gadoni –, al dibattito che ne è seguito ha visto la partecipazione di tutti i possibili portatori d’interesse. Primi fra tutti i bambini che hanno espresso il desiderio di voler continuare a giocare ciascuno nel proprio paese, perché il futuro del territorio sono loro, e se loro scapperanno per mancanza di servizi, abbiamo già perso la nostra battaglia». Manuel Tanda, responsabile del reparto di Medicina del San Camillo ha ripercorso la triste cronistoria che ha portato l’ospedale a marcare sempre più servizi nella lista di quelli mancanti, una lista in rosso che si sta allungando sempre di più. Numerosi poi gli interventi che si sono alternati, a partire dai rappresentanti delle associazioni sindacali provinciali della Cgil, Cisl e Uil, che nei giorni scorsi hanno condiviso un documento con il quale si chiede l’immediato intervento della politica e della classe dirigente per una operazione che ripristini i livelli minimi di assistenza. Interventi anche dal personale che opera nell’ospedale, così come quelli delle varie associazioni di volontariato che tutte assieme hanno aderito alla mobilitazione. «La prossima marcia sarà a fine giugno, e per quella abbiamo già l’adesione delle società sportive – spiega ancora Pina Cui –. È importante partecipare, e ancora di più essere coesi. Il nostro è un territorio pulsante che combatte per i suoi diritti».

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