Palestre verso il green pass dal 6 agosto, la voce dei gestori: «Ci prepariamo, ma si acceleri sui vaccini» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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Le palestre verso il green pass obbligatorio. Dal prossimo venerdì 6 agosto, infatti, per gli allenamenti in sala, limitatamente agli spazi chiusi, sarà necessario esibire il passaporto verde. Requisiti? Aver ricevuto la somministrazione di almeno una dose di vaccino o il tampone con esito negativo nell’arco delle 48 ore precedenti, così come la certificazione di avvenuta guarigione dal Covid-19.

E allora in queste ore a Cagliari i gestori delle palestre sono in fase di preparazione, in vista di quello che sarà un importante cambiamento. C’è chi avrebbe preferito più tempo per adeguarsi, certo, ma la maggioranza sembra essere d’accordo con questa misura, in nome della sicurezza di lavoratori e atleti, e nella speranza di scongiurare ipotetiche chiusura nei mesi futuri. Ancora da chiarire, inoltre, se il pass dovrà essere obbligatorio anche per chi lavora all’interno delle palestre. «Sarebbe un controsenso».

«Doveroso farlo, la sicurezza e la salute sono la prima cosa», le parole convinte di Gabriele Meloni della Sport Time 84, fresca di cambio gestionale, nella via Falletti. Da anni la palestra, gestita insieme ad altri due colleghi, è luogo di allenamento di giovani e studenti. E tutti guardano alla possibile sicurezza del green pass.

Tuttavia, non mancano i possibili esclusi dalla sempre più necessaria certificazione verde. Diverse persone, infatti, soprattutto giovani, potrebbero non avere ricevuto nemmeno la prima dose di vaccino, i cui tempi si sarebbero notevolmente dilatati sino, in alcuni casi, alla metà di settembre. E dunque, per gli atleti vaccinandi in coda, il rischio è quello di un’esclusione dalla sala pesi. «Ci sono anche gli spazi all’aperto, come nella nostra struttura, anche se aspettiamo di capire meglio la normativa» spiega Fabio Cossu della Sincrony di via Manzoni, che aggiunge «È fondamentale la sicurezza nostra e quella degli atleti che si allenano qui. E loro, giustamente, vorrebbero allenarsi senza rischi».

In maggioranza d’accordo, dunque. E i gestori cagliaritani, animati dalla volontà di debellare la minaccia di una terza chiusura in caso di aumento di contagi, promettono scrupolo nei controlli delle certificazioni degli atleti, benché qualcuno non nasconda qualche perplessità sulla questione relativa al trattamento di dati e privacy.

Ma nelle sale pesi non sarà uno scriteriato “liberi tutti”. Anche col green pass, infatti, si continuerà a rispettare tutte le norme anti-assembramento e anti-contagio. Ne è convinto Luciano Manca, dal 1990 alla guida della Gymnasium di via Mameli. Da lui, come da altri, tanti soldi investiti in più di un anno nelle misure di igienizzazione nella sua sala, con l’obbligo di mascherina e distanziamento. «Di certo non è qui che si corre il rischio di assembramenti, dove, anche col green pass, continueremo a seguire le norme della zona gialla».

Dal 6 agosto, quindi, pettorali, trazioni e addominali, al chiuso, solo con la certificazione verde. Escluso dagli allenamenti chi non può ottenerla? Qualcuno dice no e lo fa nel pieno rispetto delle regole. «Da noi c’è la possibilità del virtual training», spiega Tiziana Raffo di Forma Kalaris nella via Caboni. C’è chi, infatti, non vuole o non può fare il vaccino, per motivi di salute; o chi è nelle lunghe file di prenotazione o deve andare fuori comune. Ecco allora che chi non è in grado di adeguarsi o semplicemente vuole stare più sicuro «può allenarsi tranquillamente da casa, seguendo la nostra lezione su una piattaforma online. Funziona esattamente come la dad a scuola: c’è chi sta in sala e chi segue dal pc da dove vuole, allenandosi insieme a tutti».

Un sistema, come spiegato dalla Raffo, per la quale la sicurezza viene prima di tutto, nato già dal primo lockdown e nel corso dei mesi ulteriormente potenziato. Certo, i limiti ci sono, dato che non è applicabile per la sala pesi, ma i vantaggi sono tanti. «Questo fa sì che tutti quanti possano allenarsi in totale protezione, loro e degli altri, senza rinunciare alla socializzazione». Troppo complesso? «Ma no, abbiamo avuto signore 70enni che hanno imparato subito».

 

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