Ospedale verso la paralisi 21 reparti in autogestione – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Che futuro può avere un ospedale senza primari? La domanda è d’obbligo quando, nel bel mezzo dell’emergenza scatenata dalla pandemia, la stragrande maggioranza delle unità operative del San Francesco è senza direttore. I reparti senza primario sono tanti, anzi troppi. L’elenco di quelli diretti da medici facente funzioni è lunghissimo: medicina, geriatria, ematologia, urologia, radiologia, cardiologia, neurochirurgia, pronto soccorso, dermatologia, endoscopia digestiva, malattie infettive, pneumologia, anestesia e rianimazione, psichiatria, fisiatria, anatomia patologica, odontostomatologia, neurologia, farmacia, diabetologia e oculistica. Quelli che hanno un proprio primario sono ginecologia, chirurgia generale, chirurgia vascolare (ma che, probabilmente andrà via perché vincitore di concorso a Sassari), laboratorio analisi, centro trasfusionale, otorino, oncologia, ortopedia e pediatria. I tempi e le motivazioni delle “vacanze” variano. Qualche servizio è senza direttore da pochi mesi, altri da anni anche se il caso più eclatante rimane quello di fisiatria che attende un suo direttore dal lontano 2011. Tra questi c’è chi è andato in pensione e non è mai stato sostituito, chi ha deciso di lasciare l’incarico per altra sede come il cardiologo Gavino Casu che all’inizio dell’anno ha lasciato Nuoro per tornare nella sua Sassari.

Interpellata sull’iter che dovrebbe portare alla nomina dei nuovi direttori delle strutture complesse, la commissaria straordinaria dell’Assl Gesuina Cherchi spiega che, in Ats, è in corso una fase delicata volta a “pesare” tutte le strutture in vista del ritorno alle vecchie aziende sanitarie. E che prima della ricognizione delle strutture non sarà possibile avere l’assegnazione degli incarichi. «In funzione del cosiddetto piano di scorporo, è in atto una verifica di tutte le funzioni e la loro pesatura. Una volta effettuata questa indagine si procederà all’assegnazione degli incarichi». I tempi? «Non sappiamo quali siano», ammette Cherchi che tuttavia mostra un certo ottimismo. «Non abbiamo indicazioni certe ma non dovrebbero tardare. Forse già entro giugno». L’incertezza sulle nomine dei (troppi) primari vacanti non riguarda solo i tempi per ma anche le risorse. Non si sa infatti se, nel momento in cui le Assl torneranno a essere aziende autonome, seppure sotto l’egida dell’Ares, in quale maniera avverrà l’adeguamento delle funzioni (un termine in burocratese che sta ad indicare l’assunzione dei primari). Quali saranno le risorse destinate dalla nuova Asl di Nuoro? Se si deciderò di dotare l’azienda nuorese sulla base dello storico, l’impresa, in una sorta di circolo vizioso, potrebbe farsi ardua proprio perché i primari mancano da anni. La situazione drammatica in cui si trova la sanità nuorese è al centro di una mobilitazione senza precedenti che passa per le iniziative delle associazioni dei malati, le proposte delle organizzazioni sindacali e le denunce dei rappresentanti istituzionali della città. Un appello all’unità arriva dal consigliere regionale della Lega Pier Luigi Saiu. «Se vogliamo rilanciare la sanità nuorese dobbiamo lavorare insieme. I reparti in sofferenza sono tanti, i problemi arrivano da lontano e hanno origini diverse. A questo si deve aggiunge che le risorse umane, strutturali ed economiche di un sistema in sofferenza sono impiegate per la lotta al virus». Per il consigliere regionale bisogna realizzare le condizioni per il rilancio. «Si tratta di un lavoro lungo e complesso che va affrontato con una nuova programmazione, nuove scelte e nuovi investimenti. C’è bisogno dell’aiuto di tutti: se troveremo il modo di lavorare insieme – conclude il leghista Saiu – potremmo fare di più».

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