«Ora basta: stop al far west» la reazione di scuola e sport – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. La maxi rissa in stile far west della notte scorsa non ha solo continuato a seminare il panico tra i residenti di via Istiritta e di tutto il quartiere di Seuna, ma ha anche scatenato la preoccupazione di chi in città si occupa di educazione. Naturalmente sono tutti concordi: «C’è un disagio radicato e diffuso tra i giovanissimi. È il momento di dire basta a qualsiasi atto di violenza e di mettersi alla ricerca di soluzioni condivise». Una chiave di lettura arriva da chi studia da tanti anni l’evolversi del comportamento tra i ragazzi: «La situazione di disgregazione di questo ultimo anno non fa altro che accentuare i problemi che si vivono nel mondo adolescenziale – afferma il sociologo Carlo Murgia –. La pandemia ha esasperato le caratteristiche caratteriali negative e il disagio tra i giovani: il non andare a scuola e il non prendere parte a alcuna attività ha annullato lo spirito del saper convivere».

«Il tutto è determinato sicuramente da alcuni fattori specifici che sono ancora da individuare ma tra questi, ai primi posti, c’è sicuramente la paura del virus. Dalle poche risposte che ho avuto dai ragazzi la mancanza del senso di comunità li spaventa: mentre si abbassa lo spirito di solidarietà contestualmente aumenta la frustrazione».

A esprimere preoccupazioni è anche il mondo della scuola: «Sono convinta che la scelta della gestione dell’emergenza non abbia dato, se non in maniera residuale, la necessaria attenzione ai giovani. Non si è capito che i ragazzi avrebbero vissuto un disagio che poi sfocia inevitabilmente in una gravissima inquietudine – commenta Silvia Meloni, dirigente scolastico dell’istituto superiore “Francesco Ciusa –. Quella è solo la parte emergente di un iceberg che ha una estensione molto più profonda e ne vedremo delle belle. La scuola ha una funzione fondamentale non solo nell’occupazione dei ragazzi ma soprattutto nell’educazione e nella gestione della loro esperienza emotiva. Chiudendo le scuole e aprendo i bar si è ottenuto questo: i giovani sono lontani dalla socialità guidata e dall’accompagnamento motivante al rispetto delle regole. Sono stati schiaffati nella modalità più fredda di didattica, sono schiavi della connessione interne»”. E ancora, la dirigente del liceo “Sebastiano Satta”, Carla Rita Marchetti: «Quando si danno delle regole che si spiegano e si condividono, i ragazzi le rispettano e le applicano. Gli adulti ci sono per indicare la strada – dice – ciò che in primis è mancato è il ruolo della famiglia mentre, per quanto ci riguarda, stiamo lavorando come schiavi: i ragazzi all’interno delle strutture scolastiche seguono le regole e questo deve essere chiaro. Mi chiedo infine dove siano le forze dell’ordine che dovrebbero tutelare il cittadino». Per chi viene dal mondo dell’associazionismo sportivo è tutta una questione di saper far rispettare le regole: «I ragazzi di oggi non ne hanno più – afferma il coach della Pallacanestro Nuoro Giuseppe Goddi –: chi ha 12 anni si comporta come se ne avesse 20 naturalmente con un cervello non pronto ad affrontare la vita. Tutto parte dalla famiglia: non ci sono più imposizioni né limiti. Il genitore deve non solo dare ordini ma anche osservare la vita che conducono i figli. I ragazzi non hanno più orari, bisognerebbe riprendere l’educazione alla vecchia maniera: perché i genitori la hanno abbandonata? Non bisogna delegare le forze dell’ordine ad educare i nostri figli, il tutto deve partire da noi. Non è vero che i ragazzi soffrono la pandemia: il rispetto non centra nulla con la sofferenza, o lo hai dentro o non lo hai». Infine l’allenatore di calcio Tore Bussu: «Riaprire in sicurezza le strutture sportive sarebbe una delle soluzioni. Queste attività tengono i giovani occupati in maniera sana».

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