Omicidi e rapine, processo 20 anni dopo

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CAGLIARI. Sono passati 20 anni dall’avvio della lunga serie di delitti, iniziata nel 2000 con l’omicidio di Angelo Tangianu, nelle campagne di Arzana, che per i sei anni successivi insanguinarono l’Ogliastra. Venti anni di misteri irrisolti, un fitta nebbia che solo il processo su una delle pagine di cronaca più tragiche degli ultimi tempi, riuscirà (forse) a spazzar via. A Cagliari, di fronte alla corte d’Assise presieduta da Tiziana Marogna, ieri ha preso il via il dibattimento destinato a fare luce sulla lunga scia di sangue versata nelle campagne ogliastrine e su altri episodi criminosi, a partire dalla clamorosa rapina nel distaccamento militare di Bellavista ad Arbatax. A processo, di fronte ai tre giudici togati e alla giuria popolare, sono in sette: Angelo Balzano di Arzana (difeso dall’avvocato Mario Solanas), i suoi compaesani Giangiuseppe Ferrari (Stefano Piras) e Luigi Piras (Paolo Pilia), Andrea Agus di Lanusei (difeso da Salvatore Zito), Paolo Mulas e Armando Mameli, entrambi di Tertenia (difesi rispettivamente da Mario Canessa e Marcello Caddori), e, infine, il tortoliese Salvatore Mereu (Bruno Pilia). Mancava Cesare Balzano, fratello di Angelo, ucciso in un agguato a colpi di fucile, nel suo podere alla periferia del paese ad agosto del 2019.

In apertura non sono mancate le schermaglie con le eccezioni sollevate dagli avvocati Solanas e Pilia sulle intercettazioni della Dda considerate inutilizzabili. «Alcuni audio – hanno detto i difensori – non si aprono, altri non si sentono bene». La presidente, dopo una breve camera di consiglio ha conferito l’incarico a due periti Salvatore Sanna e Francesco Pinna per la trascrizione dell’enorme mole di intercettazioni contenute in 68 cd. Rinviato all’udienza dell’11 gennaio il conferimento dell’incarico ad un altro perito del suono: Walter Marcialis. Sempre l’11 verranno sentite i primi testimoni del pm, Emanuele Secci: gli investigatori che seguirono le indagini La vicenda giudiziaria che coinvolge il gruppo ogliastrino, ha preso il via dalle indagini, in una prima fase incentrate sulla clamorosa rapina alla postazione militare di Capo Bellavista messa a segno ad Arbatax il 21 settembre del 2004 e poi sviluppate su altri fronti. La stessa notte della rapina, quando due banditi mascherati, dopo aver puntato le pistole contro un caporal maggiore dell’Esercito a guardia dell’armeria, si impossessarono di 13 mitragliatrici, il giovane tortoliese Marco Ferrai fece perdere le sue tracce. I genitori, Nino Ferrai e Mariangela Bangoni iniziarono a cercarlo. Si rivolsero ai carabinieri e alla trasmissione “Chi l’ha visto”. Marito e moglie vennero uccisi il 3 dicembre 2004, nel loro podere di Basaura, sulla strada che fiancheggia la pista dell’aeroporto di Tortolì. Chiusa l’indagine durata svariati anni, la Dda, nel 2017 ha rivolto l’accusa contro dieci persone. Che, dopo l’udienza preliminare, sono diventate otto e infine sette con la morte di Cesare Balzano, ritenuto con Luigi Piras responsabile del duplice assassinio dei coniugi Ferrai compiuto per garantirsi l’impunità per la rapina commessa a Capo Bellavista, di cui viene ritenuti responsabili assieme ad Angelo Balzano, Salvatore Mereu e Giangiuseppe Ferrai. Armando Mameli sarebbe legato ai tentati omicidi di Luigi Lobina e di sua moglie. L’accusa è certa di aver ricostruito anche le trame intrecciate agli altri episodi che hanno portato agli omicidi di Lino Perotti e Angelo Tangianu, oltre che al probabile omicidio di Marco Ferrai, nonché di una sfilza di rapine e di attentati contro una società specializzata nella raccolta dei rifiuti. Contestati, a vario titolo, anche la detenzione illegale di armi e l’associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga.

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