Nuovo appello dei sindaci: Abbanoa ripristini la rete

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MACOMER. Secondo il calcolo effettuato dai tecnici dell’Enas, ente acque della Sardegna, servirebbero almeno 9 milioni di euro per il rifacimento della vecchia condotta in cemento amianto che, partendo da Borore, alimenta Sedilo, Birori, Noragugume e Dualchi. “Purtroppo”, precisa il sindaco del piccolo centro del Marghine, Ignazio Piras, “nell’incontro in programma a Cagliari lo scorso 13 gennaio, ci è stato comunicato che al momento questa somma di denaro non è disponibile. C’è però un tesoretto da 3 milioni 600 mila euro che potrebbe essere utilizzato immediatamente per dare avvio al cantiere”.

Da qui la richiesta degli amministratori locali affinché si provveda quanto prima a mettere in campo gli uomini e i mezzi necessari. “Parliamo di un intervento non più procrastinabile”, precisa il sindaco di Borore, Bastiana Carboni, “Bisogna intervenire celermente per evitare che le nostre comunità siano costrette a subire ulteriori e continui disagi”.

Quello che è accaduto il giorno di Capodanno è storia recente. A causa della rottura della condotta, le perdite si erano verificate in due distinte parti della tubatura, per tre interminabili giorni quasi 5 mila cittadini avevano dovuto fare a meno dell’acqua potabile. Rubinetti a secco e tanta rabbia. Così è cominciato per loro il 2021. “Episodi del genere sono inaccettabili. È dallo scorso giugno che le nostre comunità sono costrette a fare i conti con la carenza d’acqua. Non tutti possono contare sulle scorte immagazzinate nei serbatoi. Chiediamo a gran voce, e per l’ennesima volta, che Regione e Abbanoa si adoperino in ogni modo possibile per risolvere un problema che perdura da anni, non da mesi”, tuona Ignazio Piras.

L’appello, accorato, si aggiunge a quello fatto poche settimane fa anche dai sindaci di Sedilo, Noragugume e Birori preoccupati per l’ordine pubblico e per le condizioni igienico-sanitarie che si erano verificate in diverse strutture per anziani. La mancanza d’acqua aveva messo a rischio il normale svolgimento delle attività all’interno delle comunità integrate e delle case di riposo. “Immaginiamo cosa significhi lavarsi, cucinare e sanificare gli ambienti con un filo d’acqua, soprattutto in tempo di pandemia”, aveva denunciato il primo cittadino di Sedilo, Salvatore Pes. Dal canto loro, Ignazio Piras e Bastiana Carboni spingono perché, nel caso si verificasse una nuova rottura della condotta, venga utilizzata l’acqua dei pozzi a sonda per l’approvvigionamento. È previsto a breve un sopralluogo dei tecnici per capire se questa possa essere una strada percorribile.

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