«Nugoresu, una lingua viva e schietta» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Una lingua strettamente connessa alla cultura, materiale e immateriale, che l’ha forgiata; che non serva solo a comunicare, ma anche a classificare e ordinare la nostra esperienza, la nostra vita sociale, la nostra storia. Il sardo della cultura agropastorale, ma non solo: anche del suo meraviglioso artigianato artistico. Ecco perché Antonio Mele, a Nuoro conosciuto come “Professor Mele”, apre il suo ultimo delizioso “pamphlet” dal titolo “Curiosità del vocabolario sardo-nuorese (ma non solo) con relativa proposta etimologica” (stampato dalla tipografia La Nuorese), con una commovente dedica allo storico orafo della filigrana sarda, Bastianino Ticca: «Dedicato alla memoria di Sebastiano Ticca, amico sincero e leale, fulgido esempio di bontà e generosità, indimenticabile per l’esemplare rettitudine di vita e per la specchiata moralità».

Una lingua viva e schietta, concreta, proprio come la parlata di Nuoro, che Mele, citando Eduardo Blasco Ferrer, contrappone all’esperanto sardo: «Una lingua contraffatta e taroccata», che non può avanzare la pretesa di passare dall’uso domestico e familiare, a quello pseudo scientifico costruito in laboratorio. «Questa tendenza al concreto e la conseguente scarsità di astratti – scrive Antonio Mele – vengono rimproverate al sardo, quasi fosse una forma di aridità, di povertà di vita spirituale, ma è da ritenere in tutto e per tutto un giudizio inventato che non sta né in cielo né in terra, unicamente figlio di luoghi comuni, espressione della più crassa ignoranza. La vita spirituale espressa nel linguaggio prende le forme da questa concretezza».

Ma, a parte alcuni esempi di linguaggio nugoresu, stringato e concreto (il labor latino, che significa fatica, diventa – in una splendida metonimia – su labore nuorese, che sta per biada, messe o grano; o il criare della gallina che fa l’uovo, derivato dal latino creare) c’è anche altro. Curiosità del vocabolario sardo-nuorese (ma non solo): ecco allora il confronto immancabile col mondo esterno nei paragrafi “L’italiano nel mondo”, o “Il primato della lingua inglese nel mondo”. Per non parlare degli interventi su argomenti spinosi, che fanno sempre discutere, come “Il problema dell’emigrazione in sintesi”. O la critica pungente nell’affrontare questioni di politica regionale: “La riesumazione delle province: atroce beffa per i cittadini sardi”. Il tutto nel segno della più sincera e, talvolta, spietata concretezza.

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