Non seviziò con l’acido una ragazzina – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. È scoppiato in un pianto a dirotto mentre il presidente del collegio, Luisa Rosetti, non aveva ancora concluso la lettura del dispositivo della sentenza di assoluzione, perché il fatto non sussiste. Ieri alle 14 in punto per C.M., il 23enne di Mamoiada accusato di violenza sessuale aggravata dalla crudeltà nei confronti di una minorenne, per averle provocato lesioni con dell’acido e una grattugia, è stata la fine di un incubo. I giudici del collegio (a latere Alessandra Ponti e Giovanni Angeliccio), per mancanza della condizione di procedibilità, hanno inoltre ritenuto di non doversi procedere nei confronti dell’imputato per il reato di atti sessuali con minorenne e per le minacce. Tra novanta giorni verranno depositate le motivazione. «Grande soddisfazione e rispetto per la decisione dei giudici» hanno dichiarato gli avvocati della difesa, Michele Mannironi e Nanni Porcu alla fine del processo che si è celebrato a porte chiuse. Il pubblico ministero, Giorgio Bocciarelli aveva sollecitato per l’imputato una condanna a 7 anni e 6 mesi di reclusione, nonostante il 23enne, avesse sempre negato ogni addebito, insistendo sul fatto di non aver mai usato violenza nei confronti della giovane, sua ex fidanzata, che era parte civile con l’avvocato Paolo Tuffu.

Per la pubblica accusa, invece, il racconto fatto dalla persona offesa era coerente e corrispondente al vero. Né lei, né l’altra minore (che però non si è costituita parte civile), avrebbero potuto raccontare una storia così drammatica senza alcun motivo. Inoltre, la presunta vittima, sentita più volte in aula, aveva confermato davanti ai giudici quanto denunciato nel febbraio 2017: le violenze e le lesioni subite l’anno precedente, in area esterna dell’hotel Paradiso, chiuso da decenni. «Il racconto della persona offesa è coerente e credibile: porta ancora evidenti i segni delle violenze subite» aveva aggiunto l’avvocato di parte civile associandosi alle richieste del pubblico ministero.

Di parere opposto la difesa. I legali di C. M. ripercorrendo i momenti salienti del dibattimento, avevano fornito una versione alternativa di quanto accaduto. «Le cose raccontate erano frutto della fantasia della presunta vittima: il rapporto tra i due era durato qualche settimana e lei era consenziente. Poi, però, la ragazza aveva accusato l’ex fidanzato per riuscire ad attirare le attenzioni di un altro giovane che, raccolte le confidenze, le aveva poi raccontate in giro».

C.M., appena diventato maggiorenne, era stato prelevato dalla polizia a scuola. L’inizio di un incubo dal quale solo ora proverà ad uscire.

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