Non ci fu violenza privata: assolta – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. È stata assolta “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di violenza privata con l’aggravante razziale. Ieri alle 14, il giudice Luisa Rosetti ha letto il dispositivo della sentenza a favore dell’imputata, Mariangela Manca, difesa dall’avvocata Milena Patteri, accusata di aver occupato un parcheggio riservato agli invalidi, e di aver rivolto a una donna disabile, di origini marocchine (Malika Sabri, parte civile con l’avvocato Gianfranco Careddu), che viveva nel suo stesso condominio, la frase: «Non sposto la macchina, vuoi comandare sulla nostra terra». Dopo la chiusura dell’istruttoria dibattimentale, il giudice ha dato la parola al pm, Francesca Pala, per la discussione. «Mariangela Manca è accusata di aver parcheggiato la sua auto nell’area riservata ai disabili. La prima ad essere stata sentita è la persona offesa che aveva raccontato di essere stata costretta a parcheggiare lontano d a casa, e di aver dovuto trasportare la spesa fino all’ingresso. Aveva anche detto di aver chiesto alla vicina di spostare l’auto, e di aver ricevuto da lei il rifiuto, seguito dalla frase offensiva. Sentita in aula, l’imputata non ha negato di aver parcheggiato nell’area riservata – ha rimarcato il pm – ha negato, invece, di aver incontrato Malika e di averle detto quelle parole. Ha confermato di aver occupato quello spazio, solo dopo aver visto l’auto della vicina in un altro parcheggio. A confermare questa versione, i testi sentiti in udienza. È vero – ha aggiunto il pm – secondo la Cassazione occupare lo spazio dei disabili fa scattare il reato di violenza privata, perché costringe la persona che ne ha diritto a cercare parcheggio altrove. In questo caso è venuto a mancare l’elemento soggettivo: l’azione non era finalizzata a creare disagio. Atto incivile – ha concluso il pm prima di chiedere l’assoluzione per l’imputata – ma non penalmente rilevante». Opposta la ricostruzione del difensore Gianfranco Careddu. L’avvocato ha ritenuto che l’imputata non solo aveva occupato il parcheggio per disabili ma, alla richiesta della vicina, si era rifiutata di spostare l’auto, limitandone, di fatto, la sua libertà. «In questo procedimento – ha detto – abbiamo avuto due versioni dei fatti diverse. Perché una persona che ha un parcheggio riservato deve sentire il bisogno di mettere l’auto in quello condominiale? La versione fornita da Malika è quella vera. Mariangela Manca, invece, dice di aver preso la sua auto dal garage, di essere ritornata indietro, e di averla lasciata per pochi minuti nell’area per invalidi. Impossibile che abbia visto l’auto di Malika nel parcheggio condominiale. Così come è falso il testimone che ha confermato questa tesi – ha aggiunto il legale –. Ha esagerato nella ricostruzione, tanto da sostenere che l’imputata pochi giorni dopo il fatto, gli aveva detto di essere stata denunciata dalla vicina. Manca, era stata chiamata in caserma a giugno». La difesa dell’imputata, accogliendo la ricostruzione del pm ha ricordato al giudice dei rapporti conflittuali che la parte civile aveva avuto con i condomini. «Malika il giorno del fatto aveva avuto il tempo per fotografare l’auto della vicina, ma non per chiamare i vigili urbani. Ritengo che la ricostruzione dei fatti sia inequivocabile – ha concluso l’avvocata Milena Patteri – e che l’imputata venga considerata non colpevole». (k.s.)

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