Nel piccolo laboratorio svelati i segreti del Covid – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Saranno 40 metri quadrati, 50 a esagerare. E se qualcuno pensa ai mega laboratori stile campus americani, vetrate e ampi spazi, questa è tutta un’altra storia. Il laboratorio Covid dell’ospedale San Francesco di Nuoro, nel sottopiano della torre è ricavato da due ex ripostigli. Anticamera, due stanzette. In una c’è una finestrella attraverso la quale arrivano tutti i tamponi dei test Covid da analizzare. Dall’ospedale, da quello di Lanusei, dal territorio (Nuoro e Ogliastra). Non cambia granché quando si sale al decimo piano, laboratorio del reparto di Ematologia. Le stanze dei medici riconvertite per ospitare i sequenziatori e fare il lavoro che quassù, in tandem con il bugigattolo di laggiù a -1, è stato avviato da più di un anno. Da quando il Covid è entrato nella nostre vite e le ha sconvolte.

Il genoma sequenziato. In questi laboratori – quello del sottopiano approntato in tre giorni tirando su divisori in cartongesso, al decimo sfrattando i medici dalle loro stanze – per la prima volta in Sardegna si è sequenziato l’intero genoma del Covid. Qui, in questo asse sottopiano-Ematologia, non ci saranno gli spazi da mega laboratori ma c’è quel che fa la differenza. Il fattore umano.

Il fattore umano. A guidare il team ci sono Giuseppe Mameli, Maura Fiamma, Vincenzo Sulis, Anna Rita Floris, Filomena Sanna e Alessandro Toja (Laboratorio analisi), Giovanna Piras, Maria Monne, Rosanna Asproni (Laboratorio di Ematologia); Tatiana Fancello (Cardiogenetica). Con loro, i direttori del Laboratorio di Analisi, Iana Lo Maglio, e dell’Ematologia, Angelo Palmas. Sono virologi, biologi, genetisti, ematologi, cardiogenetisti, tecnici di laboratorio. Tutti con curriculum da paura. All’inizio in pochi e oggi una ventina, hanno compiuto un miracolo. Questo team – prevalenza femminile, si dica – non si è limitato alla diagnostica, come sarebbe stato logico attendersi dai due laboratori ospedalieri, un unico gruppo che ha lavorato incessantemente anche se alcuni di loro hanno contratti a termine. È andato oltre, molto oltre: non solo ha processato circa 100mila tamponi, ma ha conservato e catalogato circa 3600 campioni positivi, conservando a -80 gradi l’Rna, l’acido nucleico del virus di 1500 campioni pronti per il sequenziamento genetico.

Il sequenziamento genetico. Quello che è un target della comunità scientifica, sequenziare un virus, risale al giugno 2020 ed è finito, sotto il nome di “Sardinia Nuoro”, nella banca dati del Ncbi, il National Center for Biotechnology Information, Centro Nazionale per le Informazioni Biotecnologiche, la bibbia per le pubblicazioni sullo studio del genoma. A febbraio, lo studio condotto dallo stesso gruppo sulle mutazioni inedite del Covid non riscontrate in Italia, in collaborazione con l’Università di Cagliari, è stato pubblicato sulla rivista “Frontiers in microbiology”. Con l’ateneo cagliaritano, quello di Sassari e il CRS4, il team partecipa al progetto Cargen4, il cui obiettivo è avere un quadro di tutti i genomi circolanti in questo anno e mezzo. Qualche settimana fa, il laboratorio Covid-Ematologia ha sequenziato la variante inglese.

Piccolo e eccellente. «Si sono trovati spazi per competenze, professionalità», dice la direttrice del San Francesco, Grazia Cattina. Il team formato dai due laboratori fa parte – agganciato all’Aou di Sassari – del network di sorveglianza delle nuove varianti SARS CoV2, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità. Oggi il San Francesco partecipa allo stress day coordinato dall’Iss per la mappatura della diffusione delle varianti del Covid. All’isola, che al 16 marzo aveva rilevato 79 casi, spetterà il sequenziamento di sette genomi. Lo faranno, tra il decimo e il sottopiano. Cinque stanze di eccellenza.

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