Nasce “Orani, la cultura è di casa” – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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ORANI. Per visitare Orani ci sono molti e ottimi motivi. Basti pensare alle proposte culturali come il Museo Nivola, con le opere del grande scultore, o la collezione Delitala, solo per citare due delle ragioni macroscopiche. A queste c’è il valore aggiunto di un paese che ha una cultura legata all’artigianato di qualità, a un’offerta naturalistica che si abbina a un centro storico curato e in costante valorizzazione. Un esempio è dato dal “Pergola Village”, progetto di riqualificazione delle facciate del centro storico che a oggi ha permesso di intervenire su un centinaio di case.

Ma si può fare di più, e questo di più si chiama “Orani, la cultura è di casa”. L’obiettivo è far diventare il paese un centro di interesse turistico con una rete di ospitalità diffusa, basata sull’offerta incredibilmente ampia costituita dal patrimonio immobiliare privato inutilizzato, o se proprio va bene, sottoutilizzato. «Il nostro è un centro storico grandissimo, abbiamo censito almeno 450 case inutilizzate», dice il sindaco Antonio Fadda. L’altro elemento è che il paese, attualmente 2800 abitanti, potrebbero benissimo sostenere la permanenza di 7mila persone.

L’idea è di riconvertire gran parte di queste case in un percorso di sviluppo condiviso e sostenibile, accogliendo turisti che potrebbero essere ospitati in un sistema integrato di accoglienza e che va sotto la denominazione di “Destinazione Orani”. «Abbiamo al momento soltanto 3 Bed &breakfast, un unico ristorante – prosegue Fadda –. Ma abbiamo lavorato molto per avviare un percorso di recupero e investimento pubblico-privato, che durante la pandemia ha dato i suoi frutti». E infatti con un finanziamento al 60 per cento pubblico e al 40 privato, proprio durante lo scorso anno si sono investiti circa 500mila euro nel centro storico. Questo ha significato lavoro per operai, muratori, artigiani, senza considerare tutto l’indotto. Con questo, il Comune si è anche dato da fare con un bando per bar e punti di ristoro, perché potessero aumentare i servizi offerti. E qualcuno ha colto l’occasione, così qualche bar si è “riconvertito” e offre magari anche pasti veloci. Un inizio, comunque.

«Se vogliamo invertire la tendenza allo spopolamento, non possiamo fare altro. Dobbiamo giocare le nostre carte. Sono cultura, paesaggio, gastronomia. Scenari. Un bel centro storico. La possibilità di un turismo slow», racconta Fadda. C’è movimento a Orani, il sarto Paolo Modolo è un richiamo anche per una certa clientela, che si lascia poi avvolgere dalle atmosfere di un paese pulito, circondato da una bella natura. Se anche le case diventano belle e accoglienti, si può ragionare sul futuro.

A Orani, i turisti, li aspettano a braccia aperte. Posto che non c’è il mare, lontano da essere un problema, può diventare una carta vincente. È l’alternativa percorribile 12 mesi l’anno, ci sono borghi che in tutto il mondo si sono reinventati un sistema di attrazione turistica basato sul richiamo della cultura, del vivere semplice e della tranquilla bellezza dei luoghi. Gli oranesi si incontreranno il 28 maggio, per guardarsi in faccia e fare un piano d’azione. Aperto a tutti, tutti quelli che si vorranno mettere in gioco in questo progetto di “Destinazione Orani”.

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