Nasce in città il centro per la chirurgia robotica

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NUORO. Ha un nome che evoca ingegno anche solo a pronunciarlo – Da Vinci Xi – è arrivato da alcuni mesi al San Francesco, e negli ultimi tempi, nonostante la pandemia e le mille carenze di personale della sanità, è stato già utilizzato per alcuni interventi chirurgici. L’ultimo, risale allo scorso 28 dicembre, e ha consentito al paziente appena operato d’urgenza per un cancro allo stomaco di rientrare a casa dopo appena cinque giorni e con postumi ridotti quasi a zero. Ma ora, Covid permettendo, grazie a una sua caratteristica di base – la presenza di una doppia consolle – è pronto a fare da volano al primo centro di addestramento della chirurgia robotica – per la chirurgia generale – che in Sardegna sta muovendo i primi passi a Nuoro, grazie a un finanziamento di 455mila euro arrivato dalla Regione con fondi vincolati proprio per sostenere la ricerca scientifica. La delibera della Regione porta la data dello scorso maggio, sul finale del primo lockdown, e finanziava il primo Centro di addestramento per la chirurgia robotica nei confini dell’intera isola.

A quell’atto, poi, è seguita la stipula di una convenzione tra Ats e Regione che aveva come oggetto proprio il finanziamento legato anche all’acquisto del robot Da Vinci ultima versione. E solo alla vigilia del Natale appena trascorso la convenzione è stata recepita, e il neonato Centro – che avrà sede al San Francesco e che ha come responsabile scientifico, nonché ideatore del progetto, il chirurgo e primario Carlo De Nisco, ed è unico in tutta la Sardegna perché si occupa di chirurgia robotica in chirurgia generale – ha avuto il via libera a un finanziamento di 455mila euro.

Sarebbe tutto molto bello se non fosse che proprio in queste ore il reparto di Chirurgia dell’ospedale stia attraversando uno dei periodi più complicati della sua storia e per ragioni molto più terra terra rispetto alla ricerca e all’innovazione. In parole molto povere mancano i chirurghi, mancano gli anestesisti – quasi tutti dirottati all’emergenza Covid – mancano anche gli spazi giusti per ospitare e istruire gli allievi della chirurgia robotica. A cominciare da una sala operatoria cablata. Mancano, in altri termini, gli strumenti e soprattutto il personale minimo per far funzionare il lavoro ordinario di un reparto di Chirurgia. Con l’attuale numero di medici al lavoro, non si riesce a garantire quasi nemmeno l’emergenza-urgenza, figurarsi se questi dovessero essere distaccati, anche solo per un intervento per il Centro di addestramento di chirurgia robotica. Per toccare con mano la carenza di organico, basti pensare che sino a qualche anno fa nel reparto lavoravano 18 chirurghi, poi passati a 14. Ma fino a 14 quantomeno si riusciva a lavorare e a garantire anche un ricchissimo numero di interventi e prestazioni d’eccellenza. Poi, un annetto fa, è cominciato il tracollo: tra spostamenti volontari, pensionamenti, trasferimenti, malattie e problemi vari, si è arrivati al numero attuale di 6 chirurghi in organico. Ma solo 4 di quei 6 sono in servizio attualmente.

Ed è così che un reparto che fino a qualche anno fa viaggiava su una media di 1500 interventi chirurgici all’anno, ha chiuso l’anno appena trascorso con soli 600 interventi, e tutti in campo oncologico e di emergenza-urgenza.

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