Morte in corsia, infermiera assolta – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Non è colpevole del reato – l’imputazione era quella di omicidio colposo – che le veniva contestato. Maria Muggianu, 60 anni, di Dorgali, infermiera dell’ospedale San Francesco di Nuoro non avrebbe alcuna responsabilità per la morte del paziente di Medicina Paolo Giuliano, 67 anni, carabiniere in congedo, con diverse patologie, caduto rovinosamente in corsia durante un esame radiologico, otto anni fa. L’accusa contestava alla caposala in servizio di aver omesso di dare specifiche disposizioni per l’accompagnamento del ricoverato nel laboratorio dove avrebbe dovuto compiere l’esame. Ieri il giudice Giacomo Ferrando ha ritenuto la professionista non colpevole («per non aver commesso il fatto») trovandosi tra l’altro d’accordo con le motivazioni portate in dibattimento sia dal pm Francesca Pala (che ne aveva chiesto infatti l’assoluzione) ma anche dal collegio difensivo dell’infermiera.

Gli avvocati Gianluigi Mastio e Davide Muledda hanno concluso infatti in questa direzione la loro arringa dimostrando supportando le loro tesi con diversi aspetti inclusi gli esami testimoniali che la loro assistita ha sempre tenuto un comportamento corretto nel caso specifico nelle fasi dell’accompagnamento del paziente nel laboratorio di Radiologia. L’uomo proprio durante l’esame era caduto, aveva sbattuto la testa ed era morto il giorno dopo. Ma secondo la pubblica accusa, la posizione di garanzia nei confronti del paziente non poteva ipotizzarsi esclusivamente sulla caposala. Il pm dopo aver esaminato gli obblighi e il ruolo dell’infermiera, ha ripercorso le fasi principali del giudizio rimarcando che a fare la richiesta di visita radiologica per il paziente era stato il primario e non la caposala, che non avrebbe potuto accorgersi di un eventuale errore dei colleghi del reparto dove l’uomo era stato portato. Paolo Giuliano era stato ricoverato perché era affetto da diverse patologie.

Il giorno che accadde l’incidente il rischio di caduta del paziente in base alla scala di Conley era stato considerato medio, pari a cinque, tant’è che l’uomo era stato trasportato da un piano all’altro dell’ospedale su una sedia a rotelle. Il tecnico di radiologia aveva fatto eseguire all’uomo l’esame in posizione eretta, e proprio nel corso di quel controllo, l’uomo che aveva insistito per rivestirsi da solo, era caduto e aveva riportato lesioni che avevano concorso a causarne la morte. I familiari di Paolo Giuliano inizialmente rappresentati dall’avvocato Francesco Tazzari, prima della discussione hanno revocato la costituzione di parte civile. Ieri dunque per oltre un’ora spazio alle difese con l’arringa di Mastio e Muledda e poi la sentenza che assolve la caposala dal reato contestato.

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