Morte in corsia, atti al pm dopo incidente probatorio – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Dopo la conclusione dell’incidente probatorio ieri mattina gli atti sono tornati al pubblico ministero Giorgio Bocciarelli che dovrà valutare se chiedere ancora una volta l’archiviazione (la vicenda giudiziaria arriva da due precedenti richieste ndr ), oppure il rinvio a giudizio degli indagati: Teresa Orani, medico del Pronto soccorso che prese in carico la paziente (difesa dall’avvocato Lorenzo Soro), e Sandro Arminu, operatore della centrale del 118 che assegnò alla donna un codice verde di accesso all’ospedale (difeso dall’avvocato Sebastiano Chironi). Entrambi sono accusati di omicidio colposo per la morte di Francesca Debuggias, la 23enne di Nuoro, deceduta nella notte tra il 17 e il 18 luglio 2017 per un probabile ictus.

«Si è trattato di un evento eccezionale e imprevedibile che avrebbe comunque portato al decesso della paziente, arrivata in ospedale in tempi brevi e accettabili» le conclusioni a cui era giunto l’anatomopatologo Vindice Mingioni, perito incaricato dal gip Claudio Cozzella, di verificare eventuali omissioni e negligenze da parte dei due indagati. Ma per i familiari della giovane, rappresentati dagli avvocati Francesco Carboni e Alessandro Tuvoni, l’evento tragico è imputabile a una ritardata diagnosi e alle successive cure a cui era stata sottoposta la paziente che, all’arrivo dei primi soccorsi, aveva lo sguardo deviato verso destra. A rafforzare le loro convinzioni, il contenuto della relazione depositata ieri dal consulente di parte, Aldo Ferrara, specialista in Malattie respiratorie e docente dell’Università di Siena, secondo il quale quella notte, presumibilmente, c’era stata una diagnosi preconcetta che non aveva seguito la normale scienza di esperienza che avrebbe dovuto improntare il comportamento delle persone intervenute, a una cosiddetta diagnosi differenziale. La sintomatologia della paziente – secondo Ferrara – doveva far paventare immediatamente una patologia vascolare. Invece secondo lo specialista era successo che per Debuggias, in base ai dati anamnestici raccolti in fase di triage, anche in relazione all’uso di cannabis, era stata fatta una diagnosi affrettata. La giovane era stata sì sottoposta ad accertamenti quando, però, era ormai tardi. Per lo specialista le tre diagnosi: presuntiva, confermativa e definitiva, in questo caso non erano coincise. La parola, quindi, è stata data al consulente nominato dalla difesa, il direttore dell’Unità complessa di medicina legale Ats Sardegna zona nord, Salvatore Lorenzoni che ha confermato, invece, che quella notte il percorso ospedaliero della paziente, giunta al pronto soccorso con un quadro clinico subdolo, era stato segnato da una tempistica e attività medica corrette secondo le linee guida dei protocolli.

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