Minacce di morte, la moglie lo denuncia [Guarda le Offerte della Pescheria]

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NUORO. Un legame affettivo finito malissimo, sfociato in maltrattamenti che hanno convinto una donna ad allontanarsi dalla casa familiare dove per lei non c’era più amore ma solo disagi e minacce, anche di morte. Così lei ha deciso di rivolgersi a un centro di accoglienza che le ha messo a disposizione una casa, dove sentirsi sicura con i suoi figli, lontano dall’uomo che negli ultimi mesi la vessava. È accaduto a Nuoro, la vittima dei maltrattamenti ha avuto il coraggio di allontanarsi e di rivolgersi ai carabinieri. Ha presentato una denuncia per maltrattamenti in famiglia, raccontando dei soprusi che andavano avanti da tempo. Forse sono state le minacce di morte a convincerla; il risultato è stato, per il marito, una denuncia per maltrattamenti in famiglia alla quale per ora non sono seguiti provvedimenti interdittivi.

Nei confronti della donna è stato attivato il Codice rosso, la nuova legge contro la violenza sulle donne, che prevede una decisa accelerazione delle misure da attuare in caso di violenza domestica. Tra queste, il fatto che la vittima venga sentita dall’autorità giudiziaria entro tre giorni dalla denuncia. Il protocollo che prevede l’accompagnamento e il sostegno psicologico delle donne che si trovano in condizione di doversi mettere al riparo. Donne che hanno bisogno di assistenza materiale, perché non sono indipendenti economicamente e in molti casi lasciano la loro casa e le loro cose, quando la priorità è mettersi in salvo assieme ai loro bambini. C’è un percorso psicologico da attuare perché spesso la denuncia è l’ultimo passo – non è questo il caso – dopo anni di violenze psicologiche e fisiche sopportate per paura e vergogna. Paura che il compagno violento possa vendicarsi e aumentare le angherie; paura, anzi, terrore, che i figli possano essere sottratti o comunque finire sovraesposti. E poi c’è la vergogna, di raccontare ad altri cose che non si vorrebbero raccontare nemmeno a sé stesse.

La rete istituzionale creata per proteggere le vittime della violenza coinvolge una pluralità di soggetti, ma al centro c’è sempre la persona che subisce la violenza e che deve prima di tutto esser messa in sicurezza e sostenuta in un percorso difficile di recupero dell’autostima. Anche di recente in Prefettura una riunione tra rappresentanti delle istituzioni ha fatto il punto sulla situazione, e sul rischio che viste le restrizioni dovute alla pandemia ci possa essere un aumento dei casi di violenze in famiglia. Che in molti casi, purtroppo, restano nel silenzio.

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