«Mi trovo in questa situazione per un rapporto di lavoro finito» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. «Nego ogni addebito. Vivo una situazione assurda». Ieri mattina Roberto Cadeddu, sottoponendosi all’esame, ha fornito una spiegazione alternativa dei fatti per i quali si trova a processo. «Ero venuto a conoscenza delle cose diffamanti che la mia ex dipendente stava mettendo in giro, da parte di alcuni amici – ha detto il presidente dell’Aspen rispondendo alle domande del pubblico ministero –. Ricordo che avevo parlato con il mio avvocato perché volevo sapere cosa dovevo fare per denunciarla. L’avvocato aveva preparato una querela per la ragazza». Alla domanda del pm su che spiegazione dare all’accaduto e del perché sia imputato, Cadeddu ha risposto: «Si era interrotto un rapporto di lavoro dopo 15 giorni. La ragazza e mia figlia Francesca non andavano d’accordo. Poi avevo saputo che la dipendente aveva preso dei soldi dalla cassa e inoltre, aveva mandato “a quel paese” mia figlia di fronte a tutti. Era come lo avesse fatto a me. Le avevo detto che il rapporto si sarebbe concluso con il periodo di prova. Lei mi aveva detto: “Questo lo vedremo”. Certo non potevo pensare che arrivasse ad accusarmi di cose così diffamanti». Rispondendo poi alle domande dell’avvocato Mattana, Cadeddu ha raccontato come era arrivato ad assumere la ragazza in vista dell’apertura della nuova attività. «Avevo deciso di fare a tutti un contratto a tempo indeterminato che includeva un periodo di prova. Qualche giorno prima della cena di Rosas, io e la ragazza eravamo andati a fare la spesa: avevamo parlato e le avevo anticipato che avrebbe finito di lavorare per me dopo quella sera. Il 24 maggio (giorno in cui si sarebbe verificato il fatto ndr), avevo sentito urlare la dipendente e Barbara Carta che si lamentava dei carichi non fatti. Si era posto il problema dello spazio, tant’è che si era deciso di portare giù uno scaffale. Avevo chiamato mia figlia che chiedendo una mano a un amico, mi avevano aiutato a portare la merce in magazzino passando dall’esterno. Io e la dipendente – ha aggiunto Cadeddu – eravamo passati dall’interno. Avevo aperto la porta a Francesca e Cristiano, e con lui portato giù lo scaffale che poi avevamo montato. La ragazza era rimasta sulle scale, poi era andata via per tornare all’ora della cena. Il giorno dopo si era presentata al lavoro al solito orario. La sera, però, l’ennesimo episodio: pretendeva che Francesca che era al tavolo con degli amici si servisse da sola. Rivolgendosi a me mi aveva detto che avrebbe anche potuto pulire i bagni. Le imposi di farlo lei, anticipandole che il suo lavoro finiva lì. L’indomani andai dal commercialista». (k.s.)

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