«Mi costringono a chiudere la pizzeria a Sospirolo. Do le chiavi al sindaco e faccio causa» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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SOSPIROLO. «Consegnerò le chiavi all’amministrazione di Sospirolo». Dura replica dell’ingegnere Enrico Orlandi al sindaco Mario De Bon, dopo che in consiglio comunale è stata bocciata la doppia richiesta di ampliamento del suo locale Pizzeria Regola Cembra a Mis, la realizzazione di un magazzino e di un padiglione a uso ricettivo sulla stessa struttura, in deroga al piano regolatore. In autunno, nonostante allora il permesso di ampliamento fosse stato concesso, il titolare dell’attività si espresse con disappunto contro le richieste di “ristoro” avanzate dal comune.

Al tempo l’esercente contestava gli oneri di mitigazione richiesti dall’ente e corrispondenti a circa 25 mila euro; secondo il primo cittadino, e come riportato sulla convenzione relativa, l’importo era invece di 15 mila, attraverso un’opera compensativa di asfaltatura di un tratto di strada con regimazione idraulica. In ogni caso la cifra per la mitigazione, stando a quanto spiegato da Orlandi, non sarebbe stata dovuta, essendo esagerata.

De Bon in consiglio ha ricordato che, non accettando l’opera compensativa, l’imprenditore ha ritirato il progetto e ne ha presentati altri due simili privi di contropartita.

«Ho sempre contestato la diversità di trattamento con tutti gli altri interventi approvati in deroga dall’amministrazione senza oneri di mitigazione», commenta Orlandi. «La motivazione del non accettare le condizioni imposte era e rimane nei dubbi d’illegittimità tecnica amministrativa di quanto richiesto, oltre alle forti perplessità riguardanti la sicurezza delle persone per l’instabilità geomeccanica del versante montuoso a ridosso della strada. Non ho mai avuto risposta a tali rilievi. Inoltre da una mia rapida valutazione l’importo dei lavori richiesti era vicino ai 50 mila euro».

Orlandi commenta poi il mancato incontro con l’assessore ai lavori pubblici Renato Franceschi. «Un atto di correttezza mia, etica e professionale: avrebbe costituito ai miei occhi una turbativa nelle decisioni dell’amministrazione, temevo avesse i requisiti di un illecito, ma capisco poco di diritto. Come fa il sindaco a dedurne la mia volontà a non realizzare le opere? Mi dia evidenza di tali affermazioni, altrimenti si tratta di diffamazione. Contesto si sostenga la saturazione dell’area. Il progetto in deroga nasce proprio per questo: è uno strumento urbanistico per poter fare le cose a norma di legge, senza dover rincorrere l’abusivismo straripante che in due mandati il sindaco non ha mai visto sul territorio comunale. Senza parlare del valore architettonico e “green” dell’edificio».

Secondo l’ingegnere, il voto dei consiglieri di maggioranza ha dimostrato un «agire privo di oggettività, viziato da convincimenti errati, motivati forse dalla speranza illusoria di mettere una pietra tombale sui fatti ed evitare il contenzioso. Nonostante le diffide da me inviate, i danni ammontano a qualche centinaia di migliaia di euro, ed inoltre comportamenti assunti e gli atteggiamenti messi in atto hanno a mio avviso rilevanza penale. Darò mandato ai miei legali di procedere contro qualsiasi illegittimità dovessero riscontrare. Inoltre consegnerò in danno all’amministrazione le chiavi del locale: la mancata conferma di quanto autorizzato all’unanimità a settembre mi costringe a cessare l’attività, già compromessa dai mesi di chiusura forzata». —

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