«Mi aspetto che l’hospice riapra subito» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Nel guazzabuglio gestionale, organizzativo e comunicativo sull’hospice dello Zonchello – che per la direzione della Assl di Nuoro un giorno è chiuso e l’altro è aperto – un punto fermo lo mette l’assessore regionale alla Sanità, Mario Nieddu. «Ho saputo dell’avvicendamento in aspettativa di due dottoresse, circostanza che ha creato ulteriori problemi, ma, con l’arrivo imminente di una nuova pneumologa in struttura, considero il caso dell’hospice definitivamente risolto» ha asserito il massimo responsabile della Sanità regionale che sul punto ricoveri è stato chiaro. «Mi aspetto pertanto – ha detto – che la struttura apra immediatamente le porte ai ricoveri dei pazienti in fine vita».

L’assessore Nieddu si riferisce a quelle porte che anche ieri, tuttavia, sono rimaste chiuse. E tali sono rimaste anche nelle settimane scorse perché, almeno secondo quanto sostenuto dai dirigenti dell’area sociosanitaria nuorese, nelle ultime settimane non c’erano pazienti vita bisognosi delle cure palliative. Una giustificazione che però non ha fatto altro che inasprire le polemiche e alimentare la confusione su una vicenda incresciosa ora al vaglio della Procura di Nuoro.

Ieri, stando alle poche notizie filtrate, Salvatore Salis, direttore del servizio di Cure palliative che oltre ai 10 posti letto comprende l’ambulatorio della terapia del dolore, le consulenze ospedaliere e l’assistenza domiciliare, è stato sentito dalla polizia giudiziaria incaricata dal procuratore capo Patrizia Castaldini. È plausibile pensare che il medico palliativista abbia portato con sé le innumerevoli comunicazioni inviate ai vertici sulla carenza di specialisti, non ultima quella più recente, di fine marzo, che spiega l’impossibilità di far fronte ai ricoveri con il (poco) personale a disposizione.

Intanto sempre sul fronte giudiziario, il caso si arricchisce di un nuovo capitolo: l’integrazione dell’esposto, presentato nei giorni scorsi dalla deputata Mara Lapia (CD) che ha dato il via all’inchiesta della magistratura. «Si deve risolvere definitivamente il problema dell’organico con l’assunzione di medici e infermieri, si deve procedere alla riapertura della struttura e si devono accertare le responsabilità per la mancata assistenza delle settimane passate» ha dichiarato Lapia. «Per questa ragione, e per evitare che continui lo stucchevole balletto delle mezze verità propinate dalla direzione della Assl, ho presentato un’integrazione al mio esposto». Nel documento, che segue la richiesta di certificare l’esistenza di profili penalmente rilevanti con riferimento alla legge 38 del 2010 che inserisce le cure palliative tra i Lea (livelli essenziali di assistenza), viene riportato il circostanziato episodio che riguarda un paziente di Bolotana, poi deceduto in un letto della Chirurgia dell’ospedale San Francesco, al quale sarebbe stato rifiutato il ricovero. E non sarebbe l’unico caso, perché quest’ultimo ricovero negato si sommerebbe ad altri tre rifiuti.

«Mi sembra giusto – è stata la sua conclusione – che le dichiarazioni offerte all’opinione pubblica per giustificare la chiusura, facilmente evitabile se solo si fosse dato ascolto alle mie precedenti denunce, adesso vengano spiegate anche ai magistrati».

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