Mesina, Desulo difende i due arrestati: «Una cortesia a un amico» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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DESULO. Un favore, una cortesia resa a un amico: questo il pensiero di tanti desulesi che ieri mattina cercavano di dare la giusta collocazione alla notizia dell’arresto di Graziano Mesina, che ha portato il paese alla ribalta delle cronache nazionali.

«È una cosa normale – ha detto un anziano mentre godeva dei raggi del sole, seduto in una panchina davanti al belvedere –. È una storia tra gente di campagna. Storie che non “contagiano” Desulo. Non ci ha stupito che Graziano Mesina sia stato trovato qui, perché è un paese che ha sempre frequentato. Anche di recente, dopo la liberazione, forse sei anni fa, era stato ospite durante una festa. Forse chi lo ha ospitato ha reso un favore a qualche amico».

Valutazioni in libertà, ieri mattina (sabato, ndr) a Desulo, a poche ore dalla fine della latitanza di Grazianeddu. Sorpreso alle 2.30 di una fredda notte d’inverno, quando un forte boato ha squarciato il silenzio di Desulo. La fuga dell’ex primula rossa del Supramonte si è conclusa in quel momento, con l’irruzione delle forze dell’ordine all’interno di una palazzina su tre piani, nel rione di Issiria, nella periferia bassa del paese, diventata il suo rifugio. Era a casa di Antioco Gioi, 57 anni e della moglie Basilia Puddu di 47. Un vecchio edificio, dai muri scrostati e di un rosa sbiadito, inserito in un reticolato di viottoli e vicoli ciechi, in un labirinto di casette che si arrampicano tra strade ripide e sconnesse. Più a valle il fiume. Nella notte tutti gli accessi dell’abitazione di via Nuoro sono stati fatti saltare in aria: scardinati i portoncini in ferro che chiudevano l’ingresso primario e quello secondario che si affaccia su vicolo Gennargentu. Segni di schegge ovunque: sulle facciate e sulle porte delle case vicine. “Grazianeddu” era lì, dormiva quando i militari sono andati a prenderlo, a colpo sicuro.

Antioco Gioi e Basilia Puddu sono accusati di favoreggiamento. Loro, come altre persone “amiche”, si sono prestate per fornire un alloggio sicuro, una rete di protezione al re del Supramonte, in fuga dal 3 luglio 2020, quando decise di lasciare la casa di Orgosolo prima di dover tornare in carcere per scontare in via definitiva la pena di 30 anni per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Marito e moglie, lui allevatore e lei casalinga, hanno tre figli di 15, 12 e 8 anni: la notte scorsa si sono svegliati di soprassalto dopo l’esplosione e l’irruzione dei carabinieri nella loro casa. Chissà se i ragazzi erano a conoscenza del fatto che “Grazianeddu” si trovasse nell’appartamento al piano di sotto, da sempre occupato dalla nonna, partita per trascorre il Natale a casa di un altro figlio. Ieri mattina, ogni tanto sbirciavano da dietro le tende della finestra, incuriositi, o magari infastiditi, da quel continuo via vai di estranei attorno alla loro abitazione, mentre attendevano di avere notizie dal tribunale di Oristano dove a quell’ora si stava svolgendo il processo per direttissima dei genitori. «Una famiglia perbene» ha detto convinta una loro vicina, ancora stordita dalla notte in bianco, e ancora d i più dal fatto.

«Una coppia di lavoratori che si è sempre guadagnata da vivere» ha aggiunto un’altra mentre si affrettava a lavare l’uscio di casa. Ma c’è stato anche chi ha preferito non commentare, e andare via di corsa dicendo di non aver sentito neppure l’esplosione. Il giudizio del paese su Antioco Gioi e Basilia Puddu è, nonostante tutto, positivo. Proprietario terriero e allevatore di vacche nelle alture del Gennargentu, l’uomo è stato definito un grande lavoratore. Nessun conto con la giustizia, se si tralascia qualche vecchia condanna per pascolo abusivo.

«La responsabilità è personale – ha detto il sindaco di Desulo, Gian Cristian Melis, che si trova a rivestire anche il ruolo di avvocato difensore della coppia che ha offerto ospitalità all’ex latitante – perciò non imputabile all’intera comunità. Certo – ha aggiunto il primo cittadino – come diceva il poeta Montanaru, Desulo è generosa e ospitale con i forestieri anche in situazioni poco opportune. Lo Stato ha avuto ragione e ha posto in essere un’operazione chirurgica senza creare problemi alle persone. Non voglio esprimere giudizi morali, penso però, che nessuno possa avere la certezza di non commettere errori in situazioni e contesti particolari come quelli che si vivono nei nostri paesi».

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