Man di Nuoro, un mese di stop: l’impianto antincendio è da rifare – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Il Museo Man chiude anticipatamente la mostra “Vittorio Accornero – Edina Altara. Gruppo di famiglia con immagini”, inaugurata il 7 luglio scorso e la cui conclusione era prevista per il 23 gennaio. La ragione è semplice e paradossale allo stesso tempo: deve essere adeguato l’impianto anticendi, vecchio di 23 anni, vale a dire dall’inaugurazione del Museo, evidentemente superato, sia sotto il profilo della sicurezza degli utenti che per le stesse opere d’arte esposte. Questo significa che la mostra si potrà visitare ancora fino a domenica 10 gennaio: poi si chiude. Con un qualche preavviso, diversamente da quano accaduto per la mostra di Sonia Leimer “Via San Gennaro”: inaugurata il 10 luglio (chiusura prevista anche in questo caso il 23 gennaio), ma interrotta bruscamente il 24 novembre scorso. Era allesttita al terzo piano del Museo, il più problematico in assoluto anche per via delle infiltrazioni al tetto che richiederanno un intervento successivo. Che un impianto antincendio datato 23 anni fosse da rifare non è una sorpresa. Qualche mese fa i Vigili del fuoco hanno compiuto un sopralluogo e lo hanno comunicato al presidente del Cda del Man, Tonino Rocca.

«Ci hanno chiesto di adeguarlo», dice Rocca. I lavori costeranno 140mila euro, c’è da chiedersi come sia stato possibile attendere tutto questo tempo, e soprattutto se i visitatori del Man abbiano potuto contare su una fortuna sfacciata, non essendo accaduto nulla nel corso di oltre due decenni. Per fare un esempio, anche il portone d’ingresso presenta delle criticità: apertura elettronica che non funziona in caso di mancanza dell’elettricità. Possibile che nessuno, il Cda, la Provincia di cui il Man è tecnicamente un ufficio, i Vigili del fuoco, se ne siano accorti prima? La richiesta di adeguamento è recentissima.

«È vero, la mancanza di certi requisiti ci ha precluso la possibilità di ospitare mostre importanti», ammette Rocca. Medico, ex assessore alla Cultura in Provincia, ricopre l’incarico di presidente da 23 anni, da quando il Museo è stato inaugurato ed è, si può dire, coevo dell’impianto antincendio. Un Cda quasi immutato negli anni (salvo qualche recente innesto) e che non ha mai avvertito la necessità di istituire un Comitato scientifico: una peculiarità, tanto che il Man è l’unico dei 17 musei aderenti all’Associazione nazionale musei di arte contemporanea italiani a non averne uno. Per fare un esempio, il comitato scientifico del Mart di Rovereto è composto da Stefano Bruno Galli, Giordano Bruno Guerri, Riccardo Muti e Moni Ovadia.

Rocca ha seguito quella che è indiscutibilmente la grana del Man: ossia il cantiere di piazza Satta. L’acquisizione dei due palazzi (ex albergo Sotgiu ed ex casa Deriu) che dovrebbero dare respiro alla collezione permanente del Man (oltre 900 opere), e ad altre nuove mostre; i lavori al centro di una disputa giudiziaria, peraltro risolta. Nonostante una spesa complessiva, negli anni, di circa 7 milioni di euro, la nuova ala del Museo non è finita, la ditta soccombente non ha rimosso il cantiere da piazza Satta, nessuno (la Provincia? il Cda del Man?) glielo ha, finora, imposto. Non ci sono certezze su quando i lavori residui (infissi, climatizzazione, illuminazione), si concluderanno.Però ci son i pannelli del rendering, sulle transenne del nuovo Man che prima o poi sarà.

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