Macomer, visite di Pasqua per gli anziani della Rsa – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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MACOMER. Come accaduto lo scorso anno, anche a Pasqua 2021 saranno vietati gli scambi di baci e abbracci, ma nella residenza sanitaria assistita “Sereni Orizzonti” di Macomer si respira comunque aria di festa. «Mia figlia è passata a trovarmi proprio ieri – racconta Gavina –. Certo, è stato un incontro a distanza però abbiamo avuto la possibilità di guardare l’una il viso dell’altra. Aspetto con ansia il momento in cui tutti potremo tornare a stare vicini senza timore». Un’attesa condivisa dalla stessa Caterina che da un mese non ha un contatto fisico con sua madre, ospite della struttura per un periodo di riabilitazione.

«Saperla qui mi è di conforto – spiega –. È in ottime mani, accudita e coccolata da tutto il personale. Il fatto di non poterla stringere o accarezzare mi pesa non poco. C’è di buono che, a differenza di quando era ricoverata in ospedale, posso almeno vederla e parlarle, sebbene in ambienti separati. Le persone fragili devono essere tutelate e questo è l’unico modo per farlo».

Lo sa bene Anna Pilichi che da due mesi ha trovato accoglienza a “Sereni orizzonti”. Lei, sarda di nascita e lombarda di adozione, il Covid lo ha conosciuto. Ha contratto il virus in ospedale, a Bergamo, dove era stata ricoverata in seguito alle conseguenze di una rovinosa caduta. «È trascorso un anno e ancora mi risuona in testa, nitido, il rumore delle zip che chiudevano i sacchi neri dove venivano conservati i corpi di chi non sopravviveva al coronavirus – racconta –. In corsia c’erano più militari che medici e infermieri. È stato come scendere negli inferi. Troppa la sofferenza, troppa la paura e troppe le persone decedute. Io non ho perso nessuno, eppure ogni vita spezzata mi ha inferto un dolore profondo. Indelebile. Vorrei lanciare un messaggio a quanti persistono nell’infrangere le regole – aggiunge Anna Pilichi –. Per favore indossate le mascherine, igienizzatevi le mani e mantenete sempre il distanziamento fisico. Impegnatevi per proteggere voi stessi e chi vi circonda. Ho conosciuto la “fame d’aria”. Era come se qualcuno mi mettesse le mani al collo e tentasse di soffocarmi – ricorda la donna –. Non permettete che questo succeda ad altri».

Proprio per proteggere i soggetti più deboli nell’Rsa si adotta un regolamento ferreo. Le visite dei parenti sono consentite sia all’interno sia all’esterno della struttura. Autorizzate dal direttore sanitario, previo appuntamento, durano all’incirca mezz’ora. Concesso incontrare i pazienti allettati solo in presenza di un operatore e dopo essersi sottoposti al tampone rapido antigenico. Intanto martedì prossimo saranno vaccinati 16 dei 28 ospiti che non hanno ancora ricevuto il siero.

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