Macomer, la sede dell’Usca trasloca in via Piemonte [Guarda le Offerte della Pescheria]

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MACOMER. Dopo un mese e mezzo dalla sua creazione, l’Usca del Marghine verrà trasferita dai locali dell’Rsa “Sereni orizzonti” di Macomer a quelli di via Piemonte. Lunedì comincerà il trasloco ma niente cambierà a livello operativo. «Si tratta di una scelta obbligata – spiega il commissario per l’emergenza Covid, Gesuina Cherchi –. Visto e considerato che la Residenza sanitaria assistita non ospiterà più soggetti positivi al coronavirus, come inizialmente ipotizzato dalla Regione, mantenere nello stabile l’Unità speciale di continuità assistenziale non sarebbe appropriato. Da qui la decisione di individuare uno spazio alternativo». Come detto la preferenza è ricaduta sullo stabile di via Piemonte. «Negli ultimi tempi sono stati effettuati diversi sopralluoghi – sottolinea Rossana Ledda, assessore comunale ai Servizi sociali, – e, alla fine, abbiamo optato per questa soluzione. Ci è sembrata la migliore. Ma visto e considerato che nell’edificio dovrà esserci solo ed esclusivamente l’Usca, si è reso necessario – precisa –, trovare una sistemazione provvisoria per gli altri servizi socio-educativi gestiti dall’Unione dei Comuni del Marghine. Poi, una volta terminata l’emergenza sanitaria, potranno essere trasferiti di nuovo nella loro sede naturale. Nei mesi scorsi gli amministratori locali si sono battuti strenuamente perché il nostro territorio potesse vedersi garantito un presidio indispensabile come quello fornito dalle Unità speciali, dunque abbiamo fatto tutto quello che era in nostro potere per mettere a punto un piano b. E per fortuna siamo riusciti a non rinunciare a niente».

Dunque cambia la location ma non il lavoro svolto dai medici. Il team composto da sei giovani dottori, affiancati di volta in volta da un collega più esperto, proseguirà come al solito. Dal 12 dicembre scorso, giorno in cui l’Usca del Marghine è diventata ufficialmente operativa, non hanno mai smesso di offrire il proprio contributo nella lotta alla pandemia. È un compito delicato e, a volte, gravoso il loro. Entrano nelle case dei contagiati dal Sars-Cov 2. Protetti da tute, visiere, mascherine e guanti, sono chiamati non solo a prendersi cura dello stato fisico dei loro pazienti ma, spesso, anche di quello mentale. Il coronavirus è una malattia subdola. Colpisce il corpo ma anche la psiche. Nei casi più gravi, oltre alla fame d’aria, porta in dote depressione e stati d’ansia. Effetti della solitudine alla quale vengono condannati coloro che contraggono l’infezione. Per questo la figura dei camici bianchi diventa quanto mai indispensabile. Sono gli unici a poter interagire con chi sta male. E, quando purtroppo arriva il momento, anche i soli a dare l’ultimo saluto.

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